Travolto dal muro
Caradonna dimezzato

Dopo il clamoroso caso del muro che ha oscurato il lago, l’assessore Fulvio Caradonna ha rimesso ieri le sue deleghe nelle mani del sindaco Stefano Bruni. «L’assessore non si occuperà più del cantiere delle paratie»

COMO Dopo il clamoroso caso del muro che ha oscurato il lago, l’assessore Fulvio Caradonna ha rimesso ieri le sue deleghe nelle mani del sindaco Stefano Bruni. «L’assessore non si occuperà più del cantiere delle paratie». L’annuncio lo ha dato il primo cittadino ieri sera in diretta su Etv nella trasmissione «30 denari». Non si tratta, però, di dimissioni. La competenza dei lavori dell’opera più contestata della città è stata assunta dallo stesso Bruni: «D’ora in avanti, me ne occuperò io. Ma non sono orientato a privarmi della collaborazione di Caradonna perché considero la sua assiduità e competenza irrinunciabili».
Oltre alle Grandi opere l’assessore delle paratie si vedrà sfilare altre deleghe. I Lavori pubblici e le Strade saranno con ogni probabilità trasferiti nelle mani dell’assessore Sergio Gaddi che, quindi, oltre alla cultura e grandi mostre dovrà occuparsi anche di asfalti e marciapiedi. «Se rifiuterà - ha chiarito il sindaco - sarà fuori dalla giunta. È ora che cominci a lavorare anche lui, non devono lavorare solo gli altri». Gaddi è intervenuto in diretta per dirsi “onorato” di servire la città: «Per me non è un lavoro, ma un onore. Comunque è una scelta del sindaco». Infine Gaddi ha confermato il giudizio negativo sul muro ribadendo la definizione di “ecomostro” e insistendo sul concetto che «il paesaggio viene prima di qualsiasi altra valutazione».
In realtà i cambiamenti all’interno della giunta saranno più estesi. E mentre il sindaco si preoccupa di sistemare le poltrone dell’esecutivo e di guidare il giro di walzer delle deleghe, la città si domanda quando verrà abbattuto il muro. Per vederlo scomparire bisognerà attendere qualche tempo. «Non potrà essere demolito - ha spiegato Bruni - finché la magistratura non farà il suo corso». A ogni modo il cantiere non si è ancora fermato, tanto è vero che «si sta lavorando, ma non sul muro che non può essere toccato».  Bruni ha ammesso di non essere al corrente di quanto si stava realizzando: «Il sindaco ha la responsabilità di tutti, oggettive e soggettive. Ma il primo giorno che è emerso il muro ho detto che andava tagliato». Poi, ha ribadito l’intenzione di demolire l’intero muraglione e sostituirlo con un sistema di sole paratie. Operazione il cui costo è stato ipotizzato da lui stesso intorno al milione di euro in più rispetto ai 15 già finanziati. «Molto prima della fine dell’anno - ha assicurato il primo cittadino - avremo un progetto per la modifica». Sulle proprie dimissioni, Bruni ha ammesso di «averci riflettuto solo domenica quando ho letto i giornali e alcune decine di manifestanti si sono messi sotto casa mia a suonare il tamburo e a citofonarmi. Allora mi sono chiesto se ne vale la pena. Poi ho incontrato i consiglieri di maggioranza che mi sostengono e ho pensato che mai, come adesso, devo restare al mio posto per risolvere questo problema».
Dario Alemanno

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