Como: sequestrate case e un garage
Il giudice: «Comprate con soldi sporchi»

Sigilli della finanza sugli immobili degli eredi di un ex impiegato del tribunale Un nome che riporta a volti noti del crimine di casa nostra e della Nuova camorra organizzata

Su richiesta della Direzione investigativa antimafia di Milano, il tribunale di Como ha disposto il sequestro - nella forma della “misura di prevenzione” - di alcuni immobili di proprietà degli eredi di Crescenzo Castiello, un ex dipendente dello stesso tribunale, arrestato all’epoca dell’operazione denominata “La notte dei Fiori di San Vito” e condannato nel 1996 a sette anni e sette mesi di carcere, per traffico d’armi.

Gli immobili che la guardia di finanza di Como ha sequestrato - un provvedimento propedeutico alla confisca vera e propria - sono quattro abitazioni rispettivamente collocate in piazza Matteotti, in via Varesina, in via Paoli e in via Virgilio, e un’autorimessa in via Canturina.

Il provvedimento è stato assunto nei confronti della ex moglie e dei sei figli di Castiello, venuto a mancare il 25 gennaio del 2017.

Questo perché la “ratio” del provvedimento - anche se le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sugli eredi - è quella di sottrarre dal circuito economico di origine beni che si ritengono acquisiti con risorse di provenienza illecita, e questo alolo scopo di ricollocarli in un altro circuito, quello della legalità, esente da condizionamenti criminali. In altre parole - come recita un pronunciamento della Corte Costituzionale del 2012 - poco importa che il “soggetto pericoloso” sia ancora vivo o meno. Al sequestro si può comunque procedere.

La storia di Castiello, che a palazzo di giustizia si faceva chiamare “cancelliere” ma che cancelliere non era e che all’attività di impiegato affiancava anche la conduzione, con i suoi familiari, di un negozio di abbigliamento in via Canturina, suscitò all’epoca dell’arresto una certa eco.

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