Viale Geno, la folla e il coprifuoco  «Costretti a fare alzare i clienti»
Clienti seduti ai tavolini di piazza De Gasperi (Foto by butti)

Viale Geno, la folla e il coprifuoco

«Costretti a fare alzare i clienti»

Cronaca di una sera di mezza estate tra turisti (centinaia) e movida “silenziata”. Il sipario su piazza De Gasperi cala alle 23. I baristi: «Pronto il progetto per un nuovo dehor»

Como, piazza De Gasperi, poco dopo le 21. La piazza è gremita seduti ai tavolini degli esercizi commerciali, i turisti, ma non solo, trascorrono volentieri la cena, chiacchierando fra loro e guardando il lago. Siamo ad agosto e la stagione turistica è forse al suo picco. Ma i minuti sono contati, e non è un modo di dire: alle 23 scatta il coprifuoco. Da quel momento in poi non è più consentita nessuna attività all’aperto. Una prescrizione, come noto, limitata alla sola piazzetta antistante l’ingresso della funicolare: sono pertanto tenuti a osservarla unicamente gli esercizi che vi si affacciano.

«È un provvedimento che ci sta penalizzando, senza ombra di dubbio - spiega Francesco Galbusera, titolare di uno dei quattro locali della piazza - non è piacevole né per noi, né per i clienti. Circa quest’ultimi, qualcuno reagisce con incredulità, ma capisce il nostro disagio e tutto sommato la prende bene. In generale, per noi è antipatico farli alzare. Magari c’è chi si siede alle 22 e in un’ora non riesce a finire la cena: siamo costretti a farli traslocare all’interno del locale per consentire loro di terminare».

Lo scorso anno, la sentenza del tribunale aveva dato ragione alle proteste di un residente circa il diritto al riposo. I limiti partono dall’orario entro il quale i tavolini devono essere lasciati liberi dagli avventori, un’ora oltre a quanto chiesto nel ricorso (le 22), ma inferiore alla mezzanotte. Resta anche il divieto di utilizzo di altoparlanti per la diffusione della musica (salvo autorizzazione del Comune) e l’indicazione al personale di «adottare la massima cautela nell’attività di sparecchiamento».

«Ci sentiamo discriminati - aggiunge Carmine Giuliani, a sua volta gestore dell’omonimo locale -. La discussione dell’appello è prevista per fine settembre: a noi basterebbe arrivare fino a mezzanotte e magari mezz’ora in più il fine settimana. Non siamo lontani dalla soluzione, per questo stiamo cercando, al momento senza fortuna, una mediazione. Alla fine, si tratta solo di persone che cenano e nient’altro». Il coprifuoco non vale per le vie vicine: «Tralasciando il discorso economico - aggiunge Giuliani - la sentenza ci colpisce in misura particolare: basta spostarsi di pochi metri e si mangia ovunque dopo le 23. Inoltre, è complicato chiudere, portare i conti e sincronizzare tutte le azioni per finire in tempo».

I quattro commercianti hanno presentato al Comune un progetto per l’installazione di un grande “dehors” con proprietà fonoassorbenti da installare in piazza, in sostituzione degli attuali ombrelloni. Al momento, potrebbe essere l’unica soluzione in grado di salvare “capra e cavoli” e consentire ai turisti di mangiare tranquilli, senza l’assillo dell’orologio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA