Como: l’acqua è poca
E la papera non galleggia

Quando qualcuno è in difficoltà a volte chiama i carabinieri. Il fatto che il capo di gabinetto del sindaco di Como, Mario Landriscina, sia stato, seppure senza neppure avere il tempo di accorgersi dov’era capitato, un ufficiale della Benemerita in congedo, potrebbe farci capire molto su questa amministrazione che non sembra essere nata sotto il segno del Leone, caso mai dei Pesci muti ma almeno in movimento, o peggio ancora con la matrice dell’acquario dove l’acqua è ferma forse perché è meglio non fare l’onda.

L’imbarazzata revoca dopo solo due settimane e qualche pissi pissi che l’aveva annunciata, della nomina di Filippo Scibelli, alto ufficiale in congedo dei carabinieri, diventa giocoforza il termometro che misura una febbre preoccupante di questa amministrazione che ha riportato il centrodestra al timone di una città di lago da tempo alla ricerca di una rotta e di un comandante.

Il capo di Gabinetto del Comune, figura tracciata dalla nomenclatura dell’italica burocrazia, rappresenta il nocchiero, colui che segue la rotta tracciata dal capitano e magari qua e là decide che è il caso di dare un salvifico colpetto di timone.

Il top di gamma in questo senso, non ce le vogliano i successori comunque di vaglia, fu il ragioniere Antonio Tagliaferri. Chi ha la fortuna di avere ancora i capelli facendo più o meno uso di tinture, ricorderà la centralità della sua azione a palazzo Cernezzi al fianco, senza se e senza ma, di Antonio Spallino che, anche grazie a lui, conserva il primato di sindaco più amato dei comaschi.

Ecco perché, questo balletto su una figura esaltata sì dal talento e dalle qualità degli interpreti rischia di diventare problematico per una città che ne ha già abbastanza di suo. Vogliamo aprire il libro? Anche senza citare la Ticosa che ormai è un classico della letteratura comasca più ponderoso di un “Guerra e pace”, ci sarebbe il viadotto dei Lavatoi, un mistero neppure troppo buffo di negligenza, per essere buoni. Ci mancava anche la faccenda dell’acqua. Non che pretendessimo un sindaco in grado di camminarci sopra. Ma neppure di ritrovarci con 7mila comaschi a secco con la burla dei sacchetti appena sufficienti per cucinare due spaghetti. Dice: non è mica colpa del Comune, almeno non tutta. Però un minimo di operatività in più, almeno nei quartieri più penalizzati, non avrebbe fatto male. Perché, è fin dai tempi di Drive in, che più o meno coincidono con quelli di Tagliaferri e Spallino padre, che se l’acqua è poca la papera non galleggia. E neppure la città. Certo, lo tsunami del riflusso di centrodestra dopo la parentesi avversaria infrantasi sulle paratie, potrebbe essere una bella polizza per Landriscina e C.

Ma non per una città da lunga pezza in attesa di quel cambio di passo tante volte annunciato e sempre incespicato in una classe dirigente “so e so” che più che alla papera di cui sopra, finisce piuttosto per assomigliare al tacchino che tenta di volare senza capire che non può riuscirci.

Discorso che, sul caporettico fronte della politica locale può accomunare maggioranza e opposizione che non sembra neppure tentare un accenno di ripartenza nei varchi che gli avversari lasciano sul campo.

Sullo sfondo della pallida contesa come sempre la società civile che mugugna, si indigna, allarga le braccia, si rassegna e “che almeno riparino le buche nelle strade”. Sic transit gloria Comi. A meno che...

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