Degrado a Como  Strategia o incapacità?

Degrado a Como

Strategia o incapacità?

Non è vero che con il centrodestra alla guida del Comune di Como la situazione dei senzatetto che bivaccano in città sia rimasta uguale rispetto all’epoca del governo cittadino di centrosinistra. In realtà è peggiorata, come tutti coloro che bazzicano il centro possono notare. Le ragioni sono svariate. La principale è che sono diminuite le strutture che accoglievano questi disperati, su tutte il centro migranti della Croce Rossa aperto dopo l’emergenza alla stazione di San Giovanni nell’estate del 2016 e poi chiuso sotto la spinta politica del ministro Salvini e di una parte della giunta di palazzo Cernezzi. Purtroppo, e non ci voleva un genio per immaginarlo, l’intervento di grande utilità propagandistica non ha risolto il problema, lo ha solo “sparpagliato” per buona parte della città.

La faccenda, come tante altre che riguardano la questione migranti e non solo, conferma la necessità di interventi concreti, anche se magari non popolari. Perché è ovvio che aprire un rifugio per diseredati non fa guadagnare voti e chiuderlo sì. Questo anche perché ormai, effetto dei social e altro, la nostra società regola i propri comportamenti più sulla percezione dei problemi che non sulla loro effettiva soluzione. E questo, al momento, è un nodo che si può solo tentare di allentare con interventi tampone senza guardare alle loro immediate ricadute elettorali. Scioglierlo richiede tempo e l’intervento di un concerto di soggetti istituzionali e non che vanno ben oltre i confini di Como, anzi superano anche quelli nazionali.

Quando questo si capirà e si comincerà ad adottare decisioni politiche conseguenti, forse si riuscirà a fare qualcosa. Consci però che non vi saranno ricadute positive sul piano della rendita politica per chi se ne farà carico. E quindi, con ogni probabilità tutto ciò non accadrà mai.

È un cane che si morde la coda. Strillare “porti chiusi” e “fuori tutti” conviene. Ce lo dicono i sondaggi e tutte le ultime consultazioni elettorali dal 4 marzo 2018 in avanti. Nelle comunità che la globalizzazione e le conseguenti crisi economiche con l’incertezze per il futuro hanno innervato di paure e voglia di chiudersi (le radici del sovranismo stanno lì), l’approccio verso ogni forma di diversità, sia essa razziale o sociale, diventa ostile se non violento, soprattutto dal punto vista verbale. E questo vale per persone di ogni credo politico. Ci sono forze, la Lega più di altre dopo la svolta che Matteo Salvini ha imposto al partito, capaci di incarnare questi atteggiamenti e trasformarli in voti. Ciò che ha consentito al Caroccio, una volta arrivato al governo e conquistato il ministero degli Interni, di raggiungere e distaccare i Cinque Stelle non solo nei sondaggi, è proprio la politica sull’immigrazione a prescindere dai risultati effettivi. Anzi. E qui veniamo anche al caso comasco, dove la maggioranza di centrodestra con Forza Italia che si è auto emarginata per le note vicende politiche, è ormai a trazione leghista quasi integrale, considerato che le posizioni della lista civica del sindaco Mario Landriscina, altro partner della coalizione, sono sovrapponibili a quelle del movimento di Salvini. In più si è aggiunta una forza di opposizione, quella guidata da Alessandro Rapinese, che, sui temi della sicurezza è andata in soccorso della giunta.

Il dubbio che si insinua di fronte a una situazione che ha visto da una parte un florilegio di delibere, grida, interventi della forza pubblica contro accattoni, bivaccanti e persone senza fissa dimora e il permanere se non l’aumentare del fenomeno è: non è che convenga a chi governa Como l’avere sempre un nemico da combattere? Il ragionamento si può estendere anche più in là. Quanti voti prenderebbe ancora la Lega se, è un paradosso, sparissero del tutto i migranti? Domande senza risposta da malpensanti, ma su cui sarebbe bene riflettere. E nel caso di Como, comunque non si scappa. O siamo di fronte a una raffinata strategia politica per cui non si individuano strutture in cui collocare queste persone senza un tetto e un lavoro per mantenere visibile e percepibile il problema così da garantire il consenso a chi è considerato in grado di risolverlo, oppure manca la capacità di farlo a dispetto dei proclami e dei provvedimenti sulla carta. In entrambi i casi così non va. Per il decoro di Como, innanzitutto, che doveva essere uno dei punti forti del programma di questa amministrazione.


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