Venerdì 15 Agosto 2008

Georgia, forse anche soldati italiani
Governo diviso, Bossi corregge Calderoli

La guerra nel Caucaso ora porta nuovi problemi per l'Italia. E la maggioranza si spacca per un po' sulla possibilità-eventualità di mandare truppe d'interposizione in Georgia. Proprio mentre il ministro della Difesa aveva avvertito che non ci sono abbastanza soldati pronti, fra quelli impegnati su altri fronti e gli altri dislocati in funzione anticriminalità. L'unica possibilità, per La Russa erano avieri o marinai.
La doccia gelida per il governo era arrivata presto: la Lega è contraria all'invio delle truppe in Georgia. Portavoce di questo malumore era stato Roberto Calderoli, che in un'intervista a Repubblica spiegava: "L'Ossezia non è l'Iraq. Non serve inviare le nostre truppe, bastano gli osservatori dell'Onu".
Ma a sera, dopo contatti all'interno della maggioranza e nel governo, è il leader del Carroccio a corregere il tiro: se è l'Europa a chiederlo, l'Italia manderà truppe nell'area colpita dalla crisi. Non è un mistero, d'altra parte, che il premier Silvio Berlusconi segue la vicenda osseta dalla Sardegna ( ha ricevuto la chiamata del Presidente francese Sarkozy) e se l'Europa decidesse di inviare soldati nell'area, il nostro Paese difficilmente si tirerebbe indietro. 
A favore, nonostante i problemi di effettivi, dell'invio dei nostri soldati è Ignazio La Russa, ministro della Difesa, che ha preferito non polemizzare con Calderoli: "Forse pensava si trattasse di una missione per imporre la pace, ma non si tratta di questo. Se si arriva ad uno 'status quo' e si tratta di mantenerlo, credo che anche Calderoli sarà d'accordo sul fatto che non c'è una soluzione diversa". La Russa considera dunque "giusto che l'Italia partecipi a un'eventuale missione di pace Ue", poi precisa: "E' la mia posizione, naturalmente, e deciderà il governo".
Parole che assomigliano a quelle di Bossi, che in un'intervista televisiva spiega: l'Italia può inviare "un po'" di truppe in Georgia "se le chiede l'Europa", non "per combattere, ma per intromettersi fra i due fronti bellicosi". Calderoli, dalle colonne di Repubblica, aveva invece chiesto di evitare "fughe in avanti".
In Ossezia, per Calderoli, "c'è un popolo che sta lottando per difendere la sua indipendenza. Non siamo mica nell'Iraq di Saddam Hussein. Cosa significa inviare le nostre truppe? Per fare cosa? Con quali regole di ingaggio? E per sconfiggere chi? Non scherziamo. Questo è il momento di lasciare lavorare la diplomazia". Poi, la correzione di Bossi e il placet di La Russa.

u.montin

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