Martedì 06 Gennaio 2009

Il gelo è in agguato, occhio ai caloriferi

Tubi, idranti e impianti allo sbaraglio per il freddo di questi giorni, un freddo senza precedenti non tanto per l’intensità, quanto per la durata e se ne risentono gli esseri umani, gli animali e i vegetali, anche le cose  inanimate ne sono soggette. A rischio sono sopratutto le condotte idriche, con le perdite conseguenti, allagamenti a danni di terzi, lavori impegnativi da affrontare. I vigili del fuoco, per esempio, segnalano interventi su idranti mandati fuori uso dal gelo, ma sopratutto segnalano incidenti per lo scoppio di tubature collegate a rubinetti esterni. L’acqua contenuta nelle tubature è gelata, è aumentato il volume, il tubo è scoppiato: è successo sul balcone di un appartamento e sarebbe stato sopportabile se sotto non si fosse trovato un appartamento che s’è allagato e probabilmente tra vicini di casa, dopo l’acqua, non correrà buon sangue. Che cosa bisogna fare? «Chiudere l’acqua - rispondono i vigili del fuoco - e scaricare quella che è rimasta nella colonna di erogazione. Secondo: il riscaldamento va sempre tenuto acceso, puntando il termostato sui 15-16 gradi, anche se l’edificio non è abitato». Da alcuni anni, la tecnologia dovrebbe aver dato una mano per aiutare le caldaie a resistere al freddo e le condutture dovrebbero essere isolate, ma la prevenzione e i controlli sono sempre meno costosi delle riparazioni. 
Anche i tecnici di Acsm sono in allerta: nei primi giorni sottozero, hanno pensato che la discesa del termometro fosse normale, benchè precoce, in quanto il grande gelo interessa Como e la sua provincia, statisticamente, tra fine gennaio e inizi febbraio. Per esempio, la grande nevicata del 1985 fu preceduta da quattro giorni di vento polare, ma furono quattro giorni, appunto, tra il 10 e il 14 gennaio. Lo ricorda anche la tradizione, con i giorni della Merla, a fine gennaio.

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