Giovedì 08 Gennaio 2009

Il killer delle alborelle? «La pillola»

Gli anticoncezionali spopolano il lago di Como dalla fauna ittica tipica, le alborelle: l’ipotesi che ha percorso gli anni di fine secolo è rimbalzata di nuovo sullo scenario. Evocatore, il quotidiano della Santa Sede,  l’Osservatore Romano, che riporta un articolo del presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici, Pedro Josè Maria Simon Castellvi, in occasione dei 40 anni dell’enciclica Humanae Vitae sulla regolazione delle nascite.
«La pillola ha conseguenze devastanti sull’ambiente», dice, tra l’altro, l’autore, suscitando discussioni ed opinioni diverse. La teoria: il rilascio di tonnellate di ormoni nell’ambiente attraverso le urine è causa di infertilità e naturalmente il presidente mondiale dei medici cattolici si preoccupa della sterilità umana, prima di tutto. Ma già quindici anni fa, quando scattò l’allarme per la sparizione delle alborelle, gli esperti si interrogarono: non è che per caso risentano degli ormoni che finiscono nel lago? Ci fu chi rise, chi smentì, chi minimizzò, chi disse che non era un’ipotesi trascurabile, chi sostenne che dapprima bisognava valutare altre teorie e nel 1996, l’idrobiologo Alberto Negri concluse uno studio, durato due anni, sulla biologia dell’alborella. Ed era tanto di livello che un amministratore, forse confuso, forse compiaciuto, lo chiamò «fenomenologia dell’alborella», anche per rassicurare professionisti e dilettanti che non potevano fare a meno dei pesciolini fritti o in carpione. Rassicurarli nel senso che il fenomeno non era preso sottogamba.
«In effetti, una delle teorie per spiegare la decrescita delle alborelle accennava  agli anticoncezionali dispersi nell’ambiente acquatico», ricorda Carlo Romanò, funzionario dell’amministrazione provinciale, appassionato studioso di fauna ittica e di tutto ciò che la circonda. «Ma non era mai stata approfondita - continua - e che io sappia, non è mai stata dimostrato questo rapporto tra causa ed effetto». Il brillante studio del professor Negri che aveva esaminato ben 15.343 pesciolini, catturati con speciali accorgimenti, metteva in evidenza altre cause comprovabili ad esclusione della pesca: la predazione, varie tipologie, stress riproduttivo, soprattutto post riproduttivo, carenze alimentari ed invecchiamento. Soprattutto, fu puntato il dito contro gli svassi, grandi divoratori di alborelle, le quali sono specie longeva che può vivere fino a sette-otto anni e mediamente vive per sei. Tra i rimedi, per favorire il ripopolamento, fu bloccata la pesca che nel 1996 aveva reso 18.000 chili circa di pesciolini, su un pescato complessivo di 146.000. Era già poco, il declino era cominciato qualche anno prima, ma il secolo finì a zero e il 2001, per esempio, fruttò 300 chili di alborelle in tutto.

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