“Inviate foto e video”

Chiediamoci il perché

“Inviate foto e video”. E’ ormai una prassi. I media della tradizione, quotidiani e canali televisivi, dialogano con quelli nuovi, smartphone in testa, in maniera sempre più stretta e veloce. Gli effetti? Uno su tutti: il destinatario della comunicazione (il lettore piuttosto che il telespettatore) è ora possibilitato a esserne anche l’artefice. Ci siamo dovuti fabbricare un neologismo per definirne l’inedito ruolo: prosumer. Una figura bifronte chiamata a raddoppiare le proprie competenze: saper ricevere e saper trasmettere. Chi legge le notizie è pronto anche a fornirne; chi osserva le foto altrui si impegna anche a scattarne.

Tutto molto interessante e, per certi versi, elettrizzante. In questa nuova dinamica non mancano però le zone d’ombra. Non è qui il caso di disegnare un quadro teorico molto complesso. Viene però spontaneo cogliere e sottolineare almeno le espressioni più rilevanti del processo in atto.

Ieri, per esempio, nelle ore immediatamente successive al terremoto, testate presigiose come quella de Il Corriere della Sera e di Sky, per un automatismo ormai irriflesso, non hanno mancato di lanciare il fatidico appello: “Inviate foto e video”. Come si trattasse della finale di Champions League o della Festa del Primo maggio. Come se il prosumer in questione fosse il privilegiato spettatore di un evento e non il protagonista di una tragedia. Raggelante.

Viene da immaginarsi le reazioni in redazione all’arrivo dei primi scatti: “Ma non riescono a mandarci niente di meglio...?”. O la contesa per le riprese più efficaci: “Ma l’avrà mandata solo a noi questa roba?”. Di contro, viene da pensare a chi, abitante di quella zona, avrà letto ieri mattina sull’home page de Il Corriere la domanda in forma ancora sospesa: “Siete nei luoghi del terremoto?” e potrà aver legittimamente ipotizzato un prosieguo del tipo: “Segnalateci situazioni particolarmente gravi e urgenti” o almeno “Vi forniremo aggiornamenti in tempo reale su aiuti in arrivo”. No, niente di tutto questo. Essere nei luoghi del terremoto vale ben altra investitura: poter diventare prosumer!

“Inviate foto e video!”. “E perché poi?” uno potrebbe anche serenamente domandarsi. Per risparmiarvi fatica, rischio, sforzo produttivo? Uno dovrebbe deporre la pala con cui stava rimuovendo le macerie per scattare una bella foto per Sky o il Corriere senza per altro la prospettiva di alcun riconoscimento economico? A chi è in difficoltà estrema o è comunque prossimo a morte, ferite, distruzione, viene richiesto un contributo informativo che potrebbe comunque essere garantito da un professionista? Imbarazzante.

Al confronto l’accerchiamento dei vecchi paparazzi o l’intervista estorta alla vedova della vittima è modello etico calvinista.

Per intenderci, è come se La Provincia si fosse inventata un invito ai disperati accampati in stazione a Como: “Inviateci foto e video”. In fondo ci sarà pure uno smartphone per famiglia... Pensate... un magnifico scoop fotografico costruito senza costi e con il paravento morale di poter dire: abbiamo comunque reso un servizio, unico e originale, alla collettività.

Come diceva quel tale: i media sono solo strumenti. A deciderne il valore umano siamo solo noi.

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