Giovedì 08 Gennaio 2009

La beffa: scuole aperte, anzi no
Studenti a casa per due giorni

Sono le 9.55, e nemmeno il provveditore Benedetto Scaglione è riuscito ad arrivare al lavoro da Varese, quando il fax della sua segreteria "sputa fuori" l’ordinanza dell’Amministrazione provinciale che «decreta la sospensione delle lezioni, presso tutti gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado di competenza, per le giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio 2009».
Tutti a casa - Il documento viene subito girato via e-mail alle 32 scuole superiori, sia statali che paritarie, della provincia. Passano pochi muniti e trilla il telefono. È un preside: «Ma il 7 è oggi - osserva -. Che faccio? Rimando a casa quei pochi che stamattina non sono rimasti a letto?». La risposta, carte alla mano, non può che essere «sì, li mandi a casa». Altri dirigenti chiamano direttamente il provveditore sul cellulare: «Sicuramente l’ordinanza poteva essere più tempestiva - commenta Scaglione, ricordando come nella sua Varese la chiusura degli istituti secondari sia stata decretata il giorno prima -, ma forse Como si è fatta condizionare dall’esempio di Milano. Ha voluto far vedere che riusciva a far funzionare tutto, salvo poi ripensarci. Viviamo nella società dell’apparenza, in cui si mette da parte anche il rischio, pur di apparire più bravi, più ligi. A mio avviso non è molto prudente nemmeno lasciare aperte elementari e medie».

Le reazioni delle scuole - Alle 11 il centro storico è percorso da studenti in libera uscita che benedicono la neve. Meno entusiasti i docenti e i presidi. «Alle cinque e mezza mi sono incamminata per la stazione di Merone», dice Ornella Marelli, prof di lettere al Volta, mentre scende lo scalone del liceo per prendere un altro treno, quello che la riporterà a casa dopo aver fatto due ore di lezione «per 5 studenti». «Io stamattina ho fatto soltanto un’ora di supplenza», riferisce un’altra insegnante in uscita dal liceo classico, Raffaella Di Paola, moglie del sindaco Bruni. E il dirigente, Bruno Saladino, definisce «tardiva e grottesca» l’ordinanza dell’Amministrazione provinciale. Giunta dopo un giorno festivo in cui il cellulare del preside a trillato ininterrottamente dalle tre del pomeriggio. «Tutti mi chiedevano conferma di una presunta chiusura delle scuole», racconta Saladino. Si potrebbe fare «una critica di costume sul degrado della comunicazione», suggerisce, partendo dall’sms di un docente «che dice di essere stato contattato da una mamma che su Facebook ha saputo da uno studente che la scuola oggi (ieri per chi legge, ndr) sarebbe stata chiusa», per finire con il decreto di Villa Saporiti, «arrivato alle 10.26», dopo che la neve e l’incertezza sul regolare svolgimento delle lezioni avevano spinto alla diserzione il 50% degli studenti.

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