Giovedì 01 Gennaio 2009

Papa-Napolitano, stessa ricetta
contro la povertà e la crisi

Sulle cause della crisi economica, sulla necessità di affrontarla con lungimiranza, sul carattere prioritario e inderogabile della lotta alla povertà c'è una speciale sintonia fra il Papa e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Emerge con evidenza dalla singolare coincidenza dei toni e perfino dei termini usati da entrambi negli interventi pubblici di questi due giorni.
Entrambi dicono che sconfiggere la povertà è un dovere inderogabile per la comunità internazionale e aggiungono che la crisi deve essere l'occasione per creare un ordine mondiale più equo e più giusto, più rispettoso dell'uomo e della natura, e per affermare nuovi stili di vita improntati alla sobrietà e alla solidarietà. Ciò che distingue su questi temi il presidente-laico e il capo della chiesa cattolica sembra soltanto la diversità dei rispettivi ruoli.
Ratzinger, una decina di giorni fa, nel documento per la 42/ma Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebra a Capodanno, ha chiesto ai responsabili della singole nazioni e degli organismi internazionali di realizzare un nuovo «ordine mondiale degno dell'uomo» attraverso «una revisione profonda del modello di sviluppo dominante» Ha inoltre chiesto di affrontare la grave crisi economica internazionale «intervenendo sulle cause» e non sui sintomi. Stamane all'Angelus ha aggiunto: «Non basta - come direbbe Gesù - porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio. Mettere i poveri al primo posto significa passare decisamente a quella solidarietà globale che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria, concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile».
Napolitano ha inviato un messaggio a Ratzinger dichiarando di condividere l'appello e aggiungendo che l'azione politica e diplomatica efficace «se non si dà prova della più forte determinazione a porre fine alla condizione di indigenza materiale e di degrado spirituale e culturale nella quale versano larghe parti della popolazione della Terra» e perciò sono necessarie «politiche in grado di migliorare il livello di vita di quanti, in numero intollerabilmente elevato, rimangono ai margini dei processi di sviluppo economico».
La lotta alla povertà, già ieri sera, era stata una parola chiave del messaggio di fine anno del presidente della Repubblica che ha indicato la necessità di rispondere alla crisi economica sostenendo innanzitutto i soggetti più deboli.
Perchè in Italia c'è povertà, «sono troppe le persone e le famiglie che stanno male». La crisi, ha sottolineato, può essere l'occasione per costruire un'Italia più giusta, con meno disparità sociali.
Non è la prima volta che emerge questo feeling fra Vaticano e Quirinale. Si era visto in particolare a Capodanno del 2007 e poi nello scambio di visite ufficiali. Una delle espressioni più significative di Napolitano è stata: la Chiesa cattolica e la nazione italiana «hanno una comune missione educativa». A ottobre Napolitano è stato il primo capo di Stato intervistato dall'Osservatore Romano.

s.casiraghi

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