Paratie, si rischia
un conto salatissimo

Ci stanno prendendo in giro. Sono trascorsi cento giorni dalla consegna delle cartoline dei comaschi per sbloccare il lungolago, ma nulla di concreto è accaduto. Anzi, se possibile, sono arrivati dalla politica ulteriori e deludenti messaggi.

Il primo è la conflittualità permanente che sembra ormai caratterizzare i rapporti tra Comune e Regione. Già perché i due soggetti pubblici chiamati a risolvere il problema anziché superare le divisioni di schieramento, di fronte all’emergenza non stanno facendo altro che alimentare la tensione e il caos. Ultimatum minacciosi, diffide, batti e ribatti infiniti. Ma se il clima è questo dove vogliamo andare? I livelli di responsabilità, nello specifico, sono in tutta evidenza diversi tra i due livelli istituzionali ma il risultato non cambia ed è amarissimo per i cittadini che hanno a cuore Como, ferita in un luogo simbolo, pesantemente danneggiata nel presente e anche nel futuro perché prima o poi sarà presentato il conto, salatissimo, per uscire dalla palta in cui siamo sprofondati.

Perfino un tecnico del Governo sulle opere pubbliche - Mauro Grassi, responsabile di Italia Sicura - è rimasto sorpreso dall’incomprensibile impasse degli ultimi tre mesi. E non c’è di che essere ottimisti anche per il futuro perché sul lungolago – così come è avvenuto quattro anni fa – si giocherà buona parte della partita elettorale del prossimo anno ed è naturale pensare che sulle disgrazie del cantiere circoli la sciagurata ambizione di conquistare posizioni, guadagnare consensi.

C’è solo da sperare che l’esperienza insegni ai comaschi prudenza - o meglio, diffidenza - rispetto a chi, su questo capitale problema di Como, si presenterà con il fare del risolutore senza chiarire prima, passo dopo passo, come intende muoversi, in quale modo e con quali tempi.

Ma i tempi dei politici non sono quelli della città. Gli interessi e le ambizioni dei primi non si accordano con il desiderio, sacrosanto, di restituire ai comaschi ciò che è loro negato da otto anni.

I lavori vanno riavviati in tempi brevi, brevissimi. Ogni giorno che passa non è solo un colpo all’immagine di Como, all’orgoglio di una comunità che su efficienza e operosità ha conquistato il suo spazio nel mondo. Ogni giorno che passa è anche un’ipoteca sul futuro. Stimare i costi del cosiddetto fermo cantiere è complicato, è lecito però aspettarsi che Sacaim avanzerà pretese milionarie ed è questo uno dei tanti elementi di preoccupazione con cui prima o poi dovremo fare i conti.

Un ulteriore elemento di confusione, recentissimo, è stato poi il riconoscimento delle indennità di risultato ai due dirigenti comunali arrestati per il caso delle paratie. Può essere che non si potesse fare diversamente ma sorprende la rapidità. In pochi giorni il Comune ha provveduto a staccare gli assegni quando ha impiegato quasi tre mesi non per sbloccare i lavori ma per individuare il responsabile del procedimento, scelta che poi è caduta su un altro dirigente. La gente comune non capisce e talvolta si mette in testa brutti pensieri.

Le cartoline, la più grande campagna popolare civica nella storia comasca, hanno coltivato la speranza, forse l’illusione, di poter trasmettere all’intera vicenda una ventata di pragmatismo e positività. Perché i comaschi sono sempre stati così, gente di poche parole e molta concretezza, e perché in fondo ne usciremo solo se la società civile si metterà in gioco davvero senza cadere nelle trappole delle appartenenze politiche. Cento giorni fa un primo significativo passo, quello del coinvolgimento dei cittadini, è stato raggiunto con riscontri largamente superiori alle aspettative. È stato l’avvio di un percorso che ora deve continuare. Fino all’obiettivo finale che è quello di riconquistare la passeggiata.

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