Provincia: dal voto  uno strambo laboratorio

Provincia: dal voto

uno strambo laboratorio

L’ultima roccaforte della mai del tutto defunta Dc è Villa Saporiti, sede dell’Amministrazione provinciale che da ieri è retta da Fiorenzo Bongiasca. Non è tanto la matrice politica del nuovo presidente che affonda le sue radici nello scudocrociato (alla fine anche lo sconfitto Pierluigi Mascetti arriva dalla stessa parrocchia), ma piuttosto il modo in cui è stato eletto che richiama vecchi intrighi di alta e bassa politica e coltelli nascosti sotto il tavolo, una specialità di piazza del Gesù e delle sue emanazioni. Premesso che ai cittadini comaschi di questa elezione a sorpresa ma non troppo potrebbe importare poco visto che, per la seconda volta dopo la bizzarra legge rimasta a mezz’asta sulla presunta abolizione delle Province, non sono stati disturbati per esprimere il proprio voto, resta sul campo di battaglia qualche considerazione politica che potrebbe pesare un poco sugli equilibri di governo del territorio anche in vista di possibili e fragorose sorprese.

La prima di queste osservazioni è la debacle del centrodestra le cui segreterie marciavano compatte a sostegno del sindaco di San Fermo, peraltro popolare come il proverbiale cane in chiesa al di fuori del suo territorio. Certo, fossero stati gli elettori a scendere in cabina, con ogni probabilità ora ci sarebbe Mascetti assiso sulla poltrona di Bongiasca (o forse non sarebbe stato lui il prescelto per la candidatura). Gli eletti, invece, hanno approfittato della tenzone per lanciare qualche segnale malpancista ai vertici dei partiti, forse collegato, appunto alla non elevata popolarità del candidato, oppure all’insoddisfazione per il governo del capoluogo da parte dell’amministrazione Landriscina che ha prodotto qualche crepa nella coalizione in generale e dentro Forza Italia in particolare.

I soliti bene informati, d’altro canto, erano certi dell’esito a sorpresa, forse determinato anche dalla solita manina sempre attiva ed efficace dietro le quinte del partito azzurro.

Anche in casa Lega si potrebbe riflettere. Il movimento, almeno a livello territoriale, non sembra ancora aver conquistato quell’egemonia politica che si registra in campo nazionale. Forse è solo questione di tempo: l’incoronazione magari arriverà alle elezioni amministrative della prossima primavera.

É curioso che il principale sindaco “sovranista”, vista la sua politica all’insegna del “prima San Fermo” ,abbia mancato l’aggancio al livello più alto. Quasi una metafora da fantapolitica per far sperare gli europeisti.

Entrambi contendenti erano divisivi: una zavorra che si è rivelata più pesante per Mascetti. Dall’altra parte, infatti, l’inedito stizzarsi d’occhio con i dissidenti di Forza Italia e il curriculum politico del candidato avevano spaccato il Pd, peraltro incapace di proporre un nome all’altezza di succedere a Maria Rita Livio, ma comunque ammaccato covincitore, assieme al neo presidente di questa contesa elettorale. Una sorta di ritorno del “partito della nazione” in tono minore, uno strambo laboratorio politico destinato con ogni probabilità a rimanere un unicum. Ma chissà…

Vedremo se le ferite lasciate nel campo del centrodestra lariano da questa sconfitta si riverbereranno sul futuro o se la questione si chiuderà qui con la “bollinatura” della scelta del candidato sbagliato e la volontà di girare pagina. A Bongiasca l’augurio dovuto per il governo di un ente rimasto a metà del guado dopo l’esito del referendum sulle riforme e i rivolgimenti politici che ne sono seguiti, ma ancora in grado di pesare sugli equilibri del territorio come dimostrano le nomine pesanti decise da Livio proprio mentre stava tagliando il traguardo del suo mandato.

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