Venerdì 15 Agosto 2008

Ristrutturare costa troppo:
antiche bellezze vanno in rovina

Lo splendido cancello barocco di Villa Nava, il neoclassico di Leopoldo Pollack per villa Amalia, l’imponenza belligerante del castello di Asso, la perfezione costruttiva della torre di Rezzago. Ma anche strutture minori e meno importanti, come l’asilo infantile Ruscone e Fioroni di Lasnigo, l’ex colonia del San Primo o parte degli splendidi borghi di diverse zone dell’erbese.
Le immobiliari, gli architetti corrono e non si accorgono di alcuni gioielli che restano indietro, a bordo strada, come fotogrammi da una macchina in movimento. Se si costruisce si privilegia sempre e comunque il nuovo, e si dimenticano pezzi di storia economicamente non convenienti ai privati. In alcuni casi, i più eclatanti, il pubblico ci arriva; in altri purtroppo il tempo lascia segni incancellabili, e il recupero diventa sempre più difficile.
Nei piccoli paesi spesso gli edifici del nucleo storico sono fatiscenti e disabitati, mentre sorgono ville e villette in periferia. Si privilegia comunque la costruzione nuova, e dove si sceglie di ristrutturare spesso si concede troppo per evitare che nessuno intervenga; così in alcuni casi i privati vanno, per così dire, «giù pesante».
«Economicamente è chiaro che costruire una struttura nuova conviene – spiega l’architetto erbese Giulio Serio -. Ristrutturare un edificio storico, più o meno importante, porta con sé problematiche diverse, e si può agire limitatamente. I paletti imposti dalle amministrazioni e l’impossibilità di creare una casa per i clienti con determinate caratteristiche portano le imprese e i privati a preferire il nuovo. Ci sono poi alcuni piani di recupero a mio parere ben fatti, per esempio quello di Crevenna a Erba; ma si parla di lavori eseguiti nell’arco di diversi anni. Devono essere i comuni a privilegiare delle soluzioni rispetto ad altre, a dare delle indicazioni precise. Se un privato ha un terreno edificabile, non può che costruire».
Questo in linea generale. Ma poi ci sono le strutture vincolate, d’importanza storica: «In questi casi un tempo il pubblico si prendeva carico della sistemazione; oggi purtroppo i soldi sono pochi e si è costretti a cercare altre vie.

m.schiani

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