Domenica 16 Novembre 2008

Un proclama pubblico per cercare
le anoressiche vittime del guru

Il processo a Waldo Bernasconi potrebbe rischiare di non partire mai. Colpa del formalismo procedurale che imporrebbe alla procura, nel momento in cui deciderà di chiedere il rinvio a giudizio per il guru dell’anoressia e gli altri dieci coindagati, di comunicare questa decisione a tutte le potenziali vittime di quella che l’accusa bolla come una banda di truffatori. Il fatto è che il numero delle pazienti passate per Sana Vita e che compaiono nella lista delle parti lese arriva a quota 402. E basterebbe anche solo che una delle cartoline di avvenuta notifica atti non tornasse a casa per poter, potenzialmente, congelare il processo. Per questo motivo la procura, nella persona del titolare del fascicolo (il pubblico ministero, Mariano Fadda) sta pensando a un provvedimento che di precedenti ne ha davvero pochi, soprattutto nel penale: delegare l’onere della notifica a un "pubblico proclama".
Spulciando i capi di accusa ipotizzati a carico di Waldo Bernasconi, si scopre che nell’elenco delle Asl truffate - secondo la procura - dal guru, da sua figlia Diana e dall’ex direttrice di Sana Vita Giuseppina Bona Carlevaro compare anche quella lariana che il 20 giugno 2005 ha erogato 39.284,45 euro a un’ex paziente residente nel Comasco.

p.berra

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