Svezia: a Goteborg
design e tradizioni

Un viaggio in Svezia è utile per una infinità di ragioni, ma lo è soprattutto per toccare con mano che si può vivere benissimo senza quel che in Italia pare indispensabile. In particolare senza quella furbizia endemica che ha ormai pervaso un po' tutti e che ci fa credere che senza di essa non si può sopravvivere. In Svezia c'è la prova provata che non è così. Si può vivere senza le astuzie quotidiane che infliggiamo e che necessariamente per la legge del contrappasso subiamo.

Tanto per cominciare non c'è il mito della corsa e della fretta di doversi spostare da un posto all'altro in tempi da record. Gli svedesi insegnano come sia bello indugiare elegantemente a un tavolino di caffè che appena esce un'occhiata di sole si spostano immediatamente all'aperto. E sempre all'aperto si mangia appena è possibile, i parchi si empiono di gente e i canali e il mare di barche a vela che sfilano silenziose. Al turista è così che appare la vita in Svezia quando visita una qualsiasi delle sue città. Dove si hanno bei negozi, bei palazzi, belle architetture, begli arredi urbani, lunghe e sicure piste ciclabili che rendono vivibile la città che non è sommersa costantemente dal rumore di motori.

I negozi per esempio non sono al servizio del pubblico giorno e notte: hanno orari umani perché si ha la consapevolezza che anche chi vi lavora deve vivere. Anni fa si voleva lanciare anche nel Nord della Svezia la saga di babbo natale, ma quando si è capito che poi il Natale (e le feste connesse) lo si sarebbe dovuto passare nei negozi, hanno detto: no grazie; il Natale noi non lo vogliamo passare da commercianti. Insomma, la Svezia è esempio del bel vivere ed esempio di come vivere. Il rispetto della natura è totale. E non è che la mantenga sotto una campana di vetro; al contrario di natura “se ne fa largo uso”, ma senza saccheggiarla e senza mortificarla, così che ogni villaggio con case di legno color pastello sembra uscire di un'arcadia nordica fuori tempo. E, invece no, la Svezia è pienamente inserita nel tempo moderno e nella sua tecnologia.

Fuori dalle città più grandi, le pale eoliche sono assai diffuse e, grazie al vento incessante, assicurano una grande quantità di energia elettrica pulita. Alcuni vecchi fari sono stati stati trasformati in hotel fuori dell'ordinario, come quello di Pater Noster non lontano da Goteborg per chi non ha limitazioni di spesa, oppure quello più alla portata di tutte le tasche, ma altrettanto suggestivo, il faro di Hallo, un isolotto di granito rosa. Ma anche la vita in città è altrettanto gradevole. Goteborg-la-verde ne è un esempio. E' attraversata da una sorta di Champs Elisées chilometrica su cui si affacciano bei palazzi, alberghi dalle line moderne, ma che non sovrastano mai l'ospite, musei, e poi il mare, il porto e il suo arcipelago che ovviamente sono l'anima della città con le mille storie di mare testimoniate dai frequenti monumenti.

E poi i ristoranti da grand gourmet con il pesce, ovviamente, che sulle tavole la fa da padrone; i crostacei in particolare. A Goteborg, in pieno centro, al pesce e ai frutti del mare hanno addirittura costruito una piccola cattedrale; vi si tiene il mercato quotidiano del pesce e lo si può pure mangiare al momento cucinato in un lillipuziano ristorantino. Dall'esterno sembra davvero una chiesa, del resto l'architetto-progettista era specializzato in quelle, e comunque il risultato è tutt'altro che blasfemo. In fin dei conti la città ama il ben mangiare, Goteborg, circa 500mila abitanti, ha ben 5 locali stellati Michelin. Lì a due passi c'è l'antico quartiere di Haga, con bar e locali frequentati da studenti della vicina università e con i suoi negozi di anticherie dove chi ha fiuto e gusto può fare veramente buoni affari, ma anche senza acquistare, si passare in rassegna un po' la storia marinara della Svezia. Sopra il quartiere dalle casette di legno con basamento in cemento c'è una fortezza imponente, vi si accede da una lunga scalinata, dalla parte opposta si sale in macchina, ma non è la stessa cosa quando si arriva in cima e si vede tutta la città e il suo porto, il fiordo che divide la città in due, ma che collega con vari canali (costruiti in massima parte da prigionieri russi) che permettono di raggiungere i grandi laghi a est della città.

Al porto, sotto un grattacielo chiamato il Rossetto, c'è il più grande museo all'aperto: decine e decine di navi di ogni epoca, militari e no. Lo si può vedere prima da terra e poi dal mare una volta preso il traghetto che porta alla parte nord della città o alle isole dello Skaggerak. Assai gradevole anche un'escursione via terra in mezzo a una campagna in cui però senti costantemente l'influsso del mare; anche se la costa è lontana senti che hai a che fare con una popolazione che dal mare ha avuto le sue origini e le sue epopee. Vi è persino chi fa risalire non senza suggestioni e possibili riscontri che a queste latitudini si siano svolte le vicente omeriche. E a questo proposito sull'isola di Kladesholmen, un'ora e mezzo da Goteborg, c'è un isola artificiale – una grande chiatta – sulla quale sorge un suggestivo hotel di una ventina di camere, dove di notte ti arrivano i riflessi del mare che ti culla dolcemente come fossi su una vascello dei vichinghi che naviga nei silenziosi e riparati fiordi del grande nord.

Fiorenzo Barzaghi

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