Giovedì 23 Febbraio 2012

Nel Paese
di orsi e Inuit

di Ada Grilli
Orsi & inuit. Dei primi si sa che sono "votati" all'estinzione, dei secondi quasi nulla dato che sono in pace e ci lasciano in pace,  almeno di questi tempi in cui  veniamo a sapere solo  di popoli ed etnie che si fanno e ci fanno del male. Ma presto o tardi si estingueranno anche loro.

Interessa saperne qualcosa di più? Andiamo a curiosare in un paio di località dell'artico canadese, in quella Baia di Hudson che si incunea nel Paese come un Mediterraneo in Europa, un grande mare- più che baia- a forma di sacchetto che di solito a novembre è completamente gelato e sulle cui coste hanno " nidificato" alcune migliaia di inuit, mentre su tutto lo specchio ghiacciato scorrazzano alcune migliaia di orsi polari.  Zoomiamo ancora su Churchill e poi su Arviat. Ci appaiono due cittadine pressoché della stessa taglia, la prima di radici anglosassone, la seconda 100%inuit.

Churchill, provincia canadese del Manitoba, - un migliaio di abitanti - ultimo avamposto della società canadese vincente e Arviat, provincia canadese del Nunavut - quasi il doppio di abitanti - primo avamposto artico della società inuit perdente.
Tutte e due con gli orsi  polari alle porte di casa e perciò ormai prese di mira dal turismo internazionale "chic". Infatti per andarci ci vuole un bel coraggio e un portafoglio gonfio, per non dire che guardarsi da una possibile zampata è affar tuo. Loro - gli abitanti bianchi di Churchill e quelli dai tratti mongoli di Arviat - ti avvertono " alla larga dalle coste, non circolare nemmeno in centro paese dal pomeriggio in avanti, in caso di orso a passeggio infilarsi subito in un'automobile non importa di chi (comunque sempre aperta in strada per l'occasione), in caso di escursioni a piedi fuori dell'abitato non dimenticare almeno un fucile, nessuna passeggiata romantica sotto le stelle di notte dopo il ristorante o il bar". Insomma coprifuoco alle diciassette o quasi, dipende dal mese e dalla durata delle ore di luce. Si dirà, ma che gusto c'è a fare migliaia di chilometri dall'Europa con scali in vari aeroporti per approdare sulla Baia di Hudson e non gustare la vita da turista con i suoi rituali sine qua non, il buon ristorante, la passeggiata fuori del gruppo, le ore piccole intorno a un whisky e i racconti delle avventure del giorno… Eppure c'è il gusto, soprattutto se un viaggio così lontano si evita di farlo diventare noioso e lo si costruisce invece un po' divertente, per esempio parcheggiando l'aereo prima possibile, diciamo a Winnipeg, Minnesota, e proseguendo poi per una tratta di circa 800 km fino a Thompson in auto nella neve che ci sarà di certo, tra le foreste che non finiscono mai, in un silenzio assoluto e poi prendendo un trenino lentissimo - che copre i circa 400 km di distanza in oltre sette ore - traballando nella notte artica fino ad arrivare, dopo tre giorni e tre notti dal punto di partenza in Italia, al posto degli orsi. Churchill per l'appunto, dove non resta che pagare una somma  considerevole per dormire in un alloggio e poi essere caricati sul "tundrabuggy" per l'incontro con il mitico orso polare.
 
Dunque una volta nella tundra, su quel mezzo quasi anfibio con penumatici alti oltre un metro e mezzo, ci si confronta con l'orso dalla cabina ampiamente finestrata del buffo "tundra buggy" , o al massimo dalla parte scoperta a poppa dove naturalmente bisogna sgomitare in tutte le lingue per guadagnare un punto di osservazione decente.
E cosa fanno a novembre tutti quegli orsi nella tundra intorno a Churchill? Se ne vanno a zonzo, senza fretta e solitari, forse un'orsa madre potrebbe avere i cuccioli al seguito, oppure al massimo si troveranno un paio di individui in assetto da guerra, ma sono scaramucce brevi e non sanguinarie, poi ognuno torna alla sua solitudine, da orso appunto. Per scene così  però saremmo capaci di bruciare un anno di risparmi. 

E' fotogenico l'orso e fa tenerezza, perciò lo si fotografa ancora più volentieri, per esempio, di un coccodrillo o di una iena.
Molto di altro, al di là della fotografia, in verità non resta da fare a Churchill che pure ha un piccolo delizioso museo con dignitoso bookshop (Eskimo Museum) racchiuso in un'unica stanza, una piccola installazione di documenti storici ben allestiti in una sala della stazione dei treni,   alcuni negozi straripanti di orsi in tutte le salse e di tutte le misure. In pratica il pensiero corre già agli orsi del giorno dopo, quelli che vedremo questa volta in disperata ricerca di cibo in un'area vicina alla città dove trovano purtroppo solo junk food, granaglie ormai fermentate, scaricate chissàquando da chissàchi.
Mentre, duecentosessanta chilometri più a nord, gli orsi di Arviat al mattino alle sette e mezzo sono già davanti alle porte ancora chiuse del supermercato. Il sindaco Bob Leonard che ogni giorno passa in Comune a sbrigare le faccende della piccola comunità inuit, ha l'ufficio proprio di fronte al supermercato. Abita poco lontano e ha un laboratorio suo personale a pochi passi ma si muove in macchina a quell'ora, non si sa mai, e il fucile rigorosamente sul sedile accanto. Qui ancora prima della fine di novembre del 2011 ne erano già stati uccisi sette, la quota massima consentita per  questa comunità. La carne e la pelle sono utilizzate senza sprechi e soprattutto la pelle vale molto perché è il miglior isolante termico per il corpo umano. Da sempre gli inuit ci ricavano pantaloni e giacche che con uno spessore di 6 o 7 cm sono gli unici capi in grado di difendere da temperature che possono raggiungere oltre -40°.
Noi in giro tra le case e dentro le case se possibile a curiosare, abbiamo tante domande che non sappiamo a chi porre, del tipo cosa fanno tutto il giorno questi inuit dalle gambe corte e dal viso piatto incorniciato di pelo, come vivono dove stanno tutto il giorno, come fanno a non morire di freddo a -30° e più per giorni, settimane e mesi? Non ci vuole molto per capire che essendo accuditi e addirittura viziati dallo stato canadese, vuoi per sensi di colpa per averli diseredati delle loro terre e del loro stile di vita ancestrale, vuoi perché tenendoli ammansiti evitano malumori e contestazioni identitarie, insomma a questi inuit non resta molto da fare.  Molti scolpiscono la piena saponaria, seduti su uno sgabellino fuori di casa per non saturare di polvere le narici e i polmoni dei bambini, dunque praticamente in strada, a parecchi gradi sottozero, un unico arnese in mano a limare la pietra verdognola che è tenera e vellutata. Ne può uscire un orso, un inuit o una foca; i soggetti sono quelli della vita di tutti i giorni. A essere fortunati qualcuno che passa in quad e non può non notare gli stranieri a  zonzo con le macchine fotografiche al collo, si ferma, tira fuori dalla tasca la sua sculturina e aspetta una proposta di acquisto. Ma c'è anche un negozio, il Kiluk, l'unico e un po' defilato, dove si trovano oggetti carini e ovviamente più costosi. 
Hanno una buona manualità gli inuit in generale e molta grazia, le forme sono sempre morbide, i soggetti teneri, siano che escano da mani di donna o da mani grosse e corte maschili. In genere le donne lavorano su una sola dimensione creando arazzi di lana cotta, decorando gli interni delle loro bellissime calzature di pelo di foca- i kamiki- e usando colori intensi e non presenti in natura, forse solo sognati e desiderati.
Uomini e donne, bambini e vecchi ad Arviat parlano ancora la loro lingua inuktitut, ma poi crescendo i bambini si anglicizzano, usano l'inglese a scuola e dimenticano la loro lingua; con la lingua scompare la memoria di una stile di vita e con questa affonda tutto un mondo. E con questo affonda l'identità e affiora lo spaesamento, la disperazione.
Ci si può procurare alcool allora, o droghe o ambedue, perché come si fa a capire se ha più senso comprare junk food al supermercato e guardare non stop le soap opera americane e canadesi, o piuttosto andare a caccia di caribù di foche e orsi e cantare dondolandosi al ritmo di un tamburo?
E noi, i civilizzati, i sedentari - sempre puliti, sempre alla temperatura giusta né troppo calda né troppo fredda, sempre ben vestiti e ben carrozzati - vorremmo difenderli con due leggine che concedono qualche privilegio a questi pochi superstiti dell'era glaciale? Troppo tardi, ahimè, sono già sulla via dell'estinzione, poiché siedono su un territorio minato da tutti i nostri comfort di cui non avevano bisogno.

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* Churchill: Polar Inn & Suites, www.polarinn.com, polarinn@mts.net, a circa 200 m dalla stazione, accogliente e ben caldo

* Winnipeg: The Marlborough hotel, 4 stelle, direttore l'italo-canadese Mike Piscopo, in centro, www.themarlborough.ca

* escursioni nella tundra con il tundrabuggy: www.frontiersnorth.com

* taxi a Churchill( utile per andare in cerca di orsi, per es. nei pressi della discarica o al Polar Bear jail): 204.675.2345

* compagnia area per volare ad Arviat : Calm Air, www.calmair.com, volo di 40' da Churchill  ad Arviat

* treno per/da Churchill eventualmente anche da/per Winnipeg: www.viarail.com

a.ceresoli

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