Venerdì 14 Settembre 2012

Salvare la berta maggiore
l'albatross del Mediterraneo

Di giorno viaggia per decine di chilometri in mare aperto a caccia di cibo, di notte torna al nido per accudire i piccoli. Sono i rituali seguiti ogni giorno di questa lunga estate dalla berta maggiore, l'“albatross del Mediterraneo”, specie studiata con un progetto che la LIPU-BirdLife Italia, grazie al supporto della LIPU Uk, sta portando avanti da alcuni anni.

Quest'anno lo studio è condotto nell'isola di Linosa, in Sicilia, dove è presente una delle più grandi colonie del Mediterraneo, formata da circa 10mila coppie. La specie è sotto osservazione dal 2008.

Proprio in questi giorni, a Linosa, durante la notte, uno staff formato da alcuni ricercatori della LIPU e dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale), studia le berte maggiori raccogliendo dati come il peso, le misure biometriche (ad esempio lunghezza del becco e del tarso) e dotandoli di anello identificativo. E, nel caso degli adulti, applica loro un “Gps logger”, dispositivo elettronico in grado di ricostruire i movimenti delle berte in mare aperto, dal momento in cui l'animale si allontana dal nido fino al suo ritorno, dopo qualche giorno.

La berta maggiore sverna nei mari del Sudafrica e del Sudamerica e percorre ogni anno migliaia di chilometri per raggiungere il Mediterraneo e nidificare. Nei nostri mari la berta deve fronteggiare alcuni gravi pericoli come la pesca industriale con “palamiti”, per colpa della quale gli uccelli rischiano di rimanere impigliati e morire per annegamento, ma anche l'inquinamento, la distruzione dell'habitat, il disturbo causato da un turismo non sostenibile e la presenza del ratto che, portato dall'uomo su alcune isole dove prima non c'era, può causare la morte di numerosi piccoli al nido.

u.montin

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