Lunedì 28 Giugno 2010


Inediti: ebbene sì, il tempo vola...
Come il rock dei litigiosi Oasis

COMO Che perfetta sintesi della storia del rock inglese, erano gli Oasis. Vediamo i componenti della formula: un gusto della melodia tipicamente beatlesiano ma con una grinta degna degli Stones (anche se non v'era traccia alcuna di blues).
Due fratelli litigiosissimi, come Ray e Dave Davies dei Kinks, al contrario di questi ultimi il compositore era il chitarrista, come accadeva negli Who. In quei brani si poteva sentire l'eco degli Small Faces quanto dei Traffic ma anche, con un balzo lungo dieci anni, la strafottenza dei Sex Pistols. Ma i Gallagher avevano un'originalità tutta loro che permise alla doppietta “Definitely maybe” e “(What's the story) Morning glory” non solo di scalare le classifiche ma anche di iscriversi in quella storia del rock medesima, non sfigurando di fianco a classici “Revolver”, “Aftermath”, “Something else” e “A quick one”. Eppure qualcosa sembrò rompersi già lì, con “Be here now” che non riusciva a ricostruire la pienezza di quella doppietta fulminante e tutti i dischi successivi, qualcuno più solido, qualcun altro più fragile, che nessuno aveva il coraggio di definire “minori”.
La storia, come tutti sanno, si è conclusa acrimoniosamente e non si poteva immaginare fine diversa, Liam e Noel inconciliabili come in ogni saga familiare che si rispetti. Il tempo ci dirà se il contrasto è definitivo e insanabile o se, invece, all'orizzonte non si profilino altre sorprese. Di certo il tempo vola: “Time flies”, ovvero tutti i singoli compresi quelli che non erano mai entrati a fare parte di nessun album (sì, c'è “Whatever”, sempre rigettata dopo avere perso una causa per plagio di “How sweet to be an idiot” di Neil Innes), approfitta per mettere un punto fermo, riproponendo, ancora una volta, “Look back in anger”, “Wonderwall”, “Cigarettes and alcohol” e tutte le altre canzoni che hanno costruito il successo della band che, quasi subito, si è trasformata in un duo rissoso con accompagnatori variabili ma, almeno sui singoli, lo standard è sempre stato altissimo. Il futuro?
Noel si è ritagliato raramente ruoli da frontman, pochi mesi fa ha esordito come solista ma non si conoscono i suoi progetti. Liam, dal canto suo, da quando ha iniziato a scrivere brani (in “Time flies” è rappresentato solo da “Songbird” e “I'm outta time”) è ancora più sicuro di sé, al punto che voleva proseguire con il nome Oasis: la band, dopo tutto, l'aveva fondata lui. Invece ha scelto la sigla Beady Eye e le prime canzoni dovrebbero arrivare in ottobre.
Nota importante: la versione da preferire è quella in box, che assomma ai due cd anche tutti i video e il filmato della performance alla Roundhouse del luglio dell'anno scorso.
Bella anche l'idea di affidare le note del libretto non già, come di solito avviene, al consueto giornalista che “gli Oasis li ho inventati io”, al discografico o al manager.
Gruppo proletario, formato da proletari per un pubblico proletario, ha preferito affidare il commento ai fan. “Mio nonno aveva Elvis, mio padre aveva i Pistols, io ho gli Oasis” dice Kris da Telford, “Gli Oasis sono i miei Beatles, i miei Who, i miei Jam” esclama un entusiastico Lee da North Shield, “Quando ascolto gli Oasis mi trasformo da operaio di fabbrica in una rockstar, per questo li ringrazio” scrive Marty da Belfast. “Live forever”, insomma, ma per ora “rest in peace”.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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