Lunedì 05 Agosto 2013

Il musicista con Garbo

Quando l’indipendenza

è valore senza prezzo

È nelle librerie il volume “Con Garbo” (nella foto sotto) di Michele Molina”, che racconta l’artista foto pozzoni

È nelle librerie “Con Garbo” (Crac edizioni, 102 pagine, 18 euro), un volume scritto da Michele Monina e impreziosito da una prefazione di Francesco Bianconi dei Baustelle che suona come una dichiarazione d’amore per l’artista milanese da sempre di stanza a Fenegrò.

Un libro, per tirare le fila di una carriera ultratrentennale e ininterrotta. Una raccolta di inediti preziosa, con brani che risalgono anche alla metà degli anni Settanta - quindi, un lustro prima del debutto ufficiale - e che spiegano il percorso che ha portato un ragazzo lombardo “alle porte del cosmo” (“che stanno su in Germania”, come diceva il poeta) e, da lì, al Festival di Sanremo, al Festivalbar, a tutti i festival più importanti prima di decidere che la dignità e l’indipendenza non avevano prezzo.

Se non appari, non sei

Per la verità, un prezzo, Garbo, lo ha pagato: nella società dell’immagine, se non appari non sei e, quindi, per il pubblico del prime time del sabato sera e dei contenitori televisivi della domenica, lui non esiste più. Da tempo. Troppo tempo. E, anche in questo caso, ha precorso i tempi.

Oggi è in ottima compagnia: tutti i musicisti che ama di più, a poco a poco, sono diventati irrilevanti per la massa, senza pietà. David Sylvian, Eno, Gary Numan, tutti musicisti di cui non si parla più, idoli di un culto per seguaci sempre più occulti. Perfino Bowie è sparito come Greta… Garbo, ha rimesso fuori la testa, un clamorino, ma poi basta perché il Duca Bianco non va in tv.

L’idiosincrasia per l’idiozia catodica di Renato Abate ha radici antiche. È un piacere riscoprire su Youtube le apparizioni televisive degli anni Ottanta in cui sembra davvero un ufo paragonato al piattume pop circostante.

Per lui è stata sempre tutta salita: non aveva alle spalle i dieci anni di grande credibilità artistica di un Battiato, per esempio, né era accomodante e pronto a sottostare alle baggianate di una televisione che iniziava proprio allora il suo inarrestabile declino culturale.

Non parliamo di discografia: lì esistevi solo con i numeri e il passato è necessario oggi che la musica non guadagna più e le grandi major appaiono come grandi animali feriti a morte che agonizzano tirando pericolosissimi colpi di coda, sulla via dell’estinzione dopo la caduta della pesante meteora Internet.

Una scelta sofferta ma inevitabile

Per Garbo la scelta è stata sofferta, ma inevitabile: passare la vita ad accontentare qualcun altro, piegarsi alle mutevoli logiche di mercato, trasformarsi, per quanto possibile, in un prodotto, possibilmente di facilissimo smercio, oppure fare di testa propria, provare, magari anche fallire, ma potendosi guardare allo specchio ogni mattina tenendo la testa alta?

Garbo sparisce, per le grandi masse, quando abbandona la seconda major che lo aveva messo sotto contratto.

Dal 1990 realizza album con una frequenza che rende imbarazzante, per chi gliela pone, la domanda «Ma che fine hai fatto»? Ha fatto una dozzina di album, passando dall’elettronica più spinta alla musica da camera, ha realizzato una trilogia cromatica, ha ripercorso la sua storia musicale con un cofanetto che potrebbe fare scuola, ora ha assemblato “Preistoria”. Ventuno brani, demo e inediti che vanno dal 1975 al 1979 e poi dall’80 “al futuro…”, una chicca che rende il libro di Monina imprescindibile.

Il pregio di queste pagine sta tutto nel racconto “con Garbo”, appunto, e non “di Garbo”: non è una biografia, non è un testo critico, un romanzo, forse, ma con il respiro di un flusso di coscienza. Il disco, invece, è uno stupendo esempio di speleologia musicale. Nel salto tra la grezza, descrittiva, a tratti verbosa “A Berlino che giorno è” e la celebre “A Berlino… va bene” c’è tutta una maturazione musicale che vede il giovane Renato lasciarsi alle spalle il retaggio cantautorale degli anni Settanta per trasformarsi in Garbo.

Un libro da cercare e scovare

E, come tutte le cose che riguardano Garbo, questo libro non è in cima alla classifica del best seller né campeggia in tutte le vetrine.

Lo dovete cercare e scovare, con tutto il brivido di un’attesa e di una sorpresa dimenticate nell’era del “tutto subito”.

ALESSIO BRUNIALTI

© riproduzione riservata