L’incubo del terzo album
Elisa abbatte le barriere

Oggi mamma, la Toffoli supera bene questo scoglio nel nuovo lavoro “L’anima vola”. Nel luglio ’97 un singolo la fece scoprire in Ticino. L’interrogativo: continuare a cantare in italiano?

Per tanti artisti l’incubo conclamato è quello del “difficile terzo album”: tutta la vita per preparare il primo, qualche mese per il secondo (magari attingendo alla valigia già disfatta per il predecessore) e poi? Altri, dopo qualche anno, non riescono più a trovare un senso in quello che stanno facendo, e tentano la carta del mutamento, anche improbabile.

Quelli di una certà età temono di perdere il successo e, comunque, hanno scadenze contrattuali da onorare, ed ecco i duetti, i live orchestrali, gli unplugged, le raccolte di hit riarrangiate, le cover dei miti personali.

Per Elisa, invece, lo “spettro” è un altro: l’italiano. Pochi ricordano che il Ticino ha scoperto Elisa per primo: quando si esibì al “Kingdom Festival” di Bellinzona, nel luglio 1997, la cantante friulana, appena ventenne, aveva pubblicato solo un singolo. Colpì pubblico e media per la freschezza, per il timbro deciso della voce, per le belle canzoni (cantò “Sleeping in your hands” e “Labyrinth”) e fu per alcuni un’autentica sorpresa scoprire che si trattava di un’italiana con una credibile pronuncia inglese.

Sono passati sedici anni e ora siamo qui a stupirci perché la stessa artista pubblica “L’anima vola”, il suo primo disco totalmente in lingua madre. Era destino, si potrebbe dire e, tanto per tranquillizzare i fan, spostando la lingua delle parole il risultato non cambia.

Lo stile è quello che le si conosce, solo non c’è più la barriera dell’idioma, non tanto per gli ascoltatori, ma per l’artista che non può più nascondersi.

Anche perché, va detto piano, in questo grande Paese di anglofili con le tre I (Ignoranza dell’Idioma Inglese) a tanti sfuggiva il senso delle sue canzoni.

Nelle note la Toffoli, oggi anche mamma felice, definisce l’italiano «il mio mostro», in passato affrontato in qualche sporadica occasione, cover (splendida la versione minimale di “Almeno tu nell’universo”) o come quando c’era da vincere il Festival di Sanremo.

Il prodromo di questo album è arrivato qualche mese fa con il brano “Ancora qui”, con un arrangiamento firmato da Ennio Morricone che si diverte a citare a ripetizione l’inconfondibile incipit della “Per Elisa” di Beethoven.

È questo il pezzo che Quentin Tarantino ha inserito nella colonna sonora di “Django Unchained” con piena soddisfazione di tutti, del regista, che dopo aver tanto scippato a Morricone, finalmente lo ha visto impegnato direttamente, e per gli artisti nostrani che hanno visto il pezzo viaggiare in tutto il mondo grazie al film e alla sua colonna sonora best seller. Ottima strategia.

A proposito di marketing: la collaborazione tra gli artisti della sua scuderia è, ormai, un chiodo fisso di Caterina Caselli, che ha convinto Paolo Conte a collaborare con Malika Ayane e ha sparso granelli di Sangiorgi ovunque. Il Negramaro non manca: “Ecco che” porta anche la sua firma mentre “A modo tuo” vanta quella di Luciano Ligabue, che sta scaldando i motori per il nuovo album. “E scopro cos’è la felicità” è scritta e interpretata con Tiziano Ferro ed è meglio di tanti duetti del genere.

Per quanto riguarda il sound generale del disco, “L’anima vola” è un bel ritorno di forma. Le opere recenti, da “Pearl Days” in poi, non avevano convinto. Quell’album soffriva della produzione di Glen Ballard che, fatalmente, avvicinava Elisa ad Alanis Morissette.

“Heart” soffriva proprio dell’indecisione tra inglese e italiano e “Ivy”, come “Lotus” in precedenza, era una raccolta di nuovi arrangiamenti, sostanzialmente superflua.

Qui Elisa cura tutto da sé, produzione e arrangiamenti, senza incertezze, senza banalità.

Se l’italiano era il suo “babau”, i testi suonano scorrevoli, forse non d’altissimo spessore poetico, ma anche quando si cimenta con la lingua di Shakespeare restano nell’ambito della consueta formula introspettiva.

Il bivio: proseguire o no?

Ora c’è un nuovo bivio: proseguire in italiano o tornare all’inglese? O entrambi? Lo dirà il tempo: ora ci sono promozione, tour, qualcuno sussurra anche Sanremo.

Alessio Brunialti

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