Anche sul Lario
il baratro Stato-realtà

Chissà a quale ceppo influenzale appartiene il virus che ha colpito i politici spingendoli a impugnare la vanga per scavare un solco sempre più profondo tra loro e il mondo reale. Forse qualcuno, in un futuro meno agitato, si prenderà la briga e il tempo di studiare quella che appare sempre più come una vera e propria patologia, capace di colpire ovunque.
Ne è una prova l'elenco delle spese pazze autorizzate dall'Amministrazione provinciale di Como, di cui abbiamo dato conto negli ultimi giorni. Il riferimento non è tanto ai compensi garantiti ai dirigenti pubblici (anche se una Provincia con ben 14 dirigenti per un esborso complessivo annuo di 1,3 milioni di euro appare francamente sopra le righe) quanto alle determine con le quali sono stati autorizzati stanziamenti di denaro pubblico con motivazioni quantomeno stravaganti. Si pensi ai soldi distribuiti ai gruppi consiliari di Villa Saporiti nell'arco di un anno per il cosiddetto «svolgimento della normale attività del gruppo». Denaro garantito da una legge dello Stato, certo, ma che - soprattutto in un periodo economicamente disastrato come l'attuale - dimostra il drammatico scollamento tra i bisogni reali delle persone e quelli virtuali della politica. Non c'è legge dello Stato che possa giustificare un esborso di oltre 70mila euro in un anno per comprare ai consiglieri provinciali iPad, computer portatili, memorie esterne o per garantire ai gruppi politici di cui fanno parte la stampa di brochure pubblicitarie, libretti autoincensanti, gazebo e addirittura bandierine per tifosi della politica, neppure fossimo allo stadio.
In un momento storico in cui a essere inaugurati non sono nuovi e scintillanti centri commerciali dove far sfoggio di ricchezze erose dalla crisi, ma (leggere a pagina 23 la storia proveniente da Lomazzo) "supermarket" per la spesa solidale, nei quali vengono distribuiti gratuitamente generi alimentari a chi fatica a far quadrare i conti, gli esborsi chiesti e ottenuti dai politici, seppure legali, suonano immorali. E ingiustificati. Come stonati e privi di giustificazione sono ad esempio i 2mila euro (sempre di soldi pubblici parliamo) elargiti per comprare dei cd musicali o i quasi 5mila per regalare il calendario 2012 ai cacciatori comaschi.
L'elenco delle spese pazze sostenute da un'amministrazione da tempo considerata (a torto o a ragione) obsoleta - del taglio della Provincia si parla da ben prima dell'arrivo di Monti al governo - è così lungo da rendere impossibile un conto complessivo di quanto denaro possa essere stato sperperato. Ma siamo certi che quelle somme, così allegramente investite per cd, iPad, calendari e bandierine, sarebbero state più utili per altro.
C'è chi, di fronte a questi appunti, reagisce parlando di demagogia e facile populismo. La risposta viene da sé: la scomparsa degli sprechi trascinerebbe verso l'oblio anche le polemiche, i titoli e quell'odiosa parola che più di tutte, però, segna l'attuale livello di scollamento tra politico e realtà: Casta.

Paolo Moretti

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