Martedì 15 Marzo 2011

Radiazioni nucleari:
chi rischia e come difendersi

Il Giappone è lontano, molto lontano e anche la nube o altre possibili nubi radioattive hanno scarsa possibilità di raggiungere il nostro Paese.
Però la paura si diffonde lo stesso, dal Giappone al resto del mondo. E su questa strada aumentano le richieste di informazioni su ciò che è possibile fare in caso di esposizione alle radiazioni nucleari.

LE MALATTIE
Innanzitutto gli effetti. Qui cominciano le prime curiosità: ad esempio la possibilità di contrarre  malattie oncologiche a seguito dell'esposizione a radiazioni è maggiore tra i bambini che tra gli anziani e le donne rischiano più degli uomini. L'aumento della probabilità di ammalarsi di tumore è infatti l'effetto più grave per la salute dell'uomo tra quelli prodotti dalle radiazioni, e dipende dalla dose e dalla durata dell'esposizione.

Ma come proteggersi. A dare qualche indicazione provvede Eugenio Picano, direttore dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr. "Si tratta di un rischio, non di un effetto certo, ma che aumenta a seconda della dose e dell'esposizione alle radiazioni - precisa Picano - Non esiste una dose di radiazioni "sicura", non solo perchè più la dose è alta e più aumenta il rischio di cancro. Ma anche perchè le dosi sono cumulative, e il rischio cresce di conseguenza".

LA QUANTITA' DI RADIAZIONI
E' ovvio che i rischi maggiori li corre chi abita  nelle vicinanze della centrale.  "Più ci si allontana dalla centrale - continua Picano - e più i pericoli calano in modo esponenziale". In questo quadro i calcoli degli scienziati sono probabilistici:  "Se 100 persone  si trovassero esposte ad una quantità di dosi di radiazioni equivalenti a 5.000 radiografie del torace (in un anno normalmente si è esposti all'equivalente di 100) - prosegue Picano - una persona si ammalerebbe di cancro perchè indotto dalle radiazioni, mentre altre 42 si ammalerebbero comunque, indipendentemente dalle radiazioni".

Al momento, secondo i dati ufficiali,  le dosi di radiazioni fuori dalla centrale di Fukushima sarebbero sotto ai livelli di pericolo: il valore di 1.557,5 microSievert registrato lunedì infatti è mille volte più basso della dose che fa registrare i primi danni biologici acuti.

I LIVELLI DI PERICOLO
Secondo le tabelle internazionali, i primi effetti sulla salute si hanno con un'ora di esposizione tra 0,1 e 0,5 Sievert, che causa una diminuzione temporanea dei globuli bianchi. Da 1 a 2 Sievert si ha un avvelenamento radioattivo lieve, con nausea, vomito e depressione del sistema immunitario.
I problemi veri cominciano da qui. L'avvelenamento radioattivo grave si ha  con un'esposizione di 3 Sievert, che provoca  la morte del 50% dei pazienti entro 30 giorni. Sopra i 6 Sievert invece la mortalità è del 100% in assenza di terapie drastiche come il trapianto di midollo osseo.

COSA FARE
Nel caso di contaminazione, la prima mossa  è il lavaggio accurato della persona esposta, per ridurre la quantità di radiazioni sulla pelle. Poi si passa ai tentativi di contrastare la riduzione  di globuli bianchi nel sangue. Alcuni farmaci possono contrastare questo effetto, mentre nei casi più gravi si ricorre appunto al trapianto di midollo.
I dubbi riguardano il lungo periodo. Le radiazioni danneggiano il Dna delle cellule, provocando tumori e danni all'apparato riproduttivo. Uno dei tumori più frequenti è quello della tiroide, il cui rischio può essere ridotto somministrando tavolette di iodio subito dopo l'esposizione.

L'ALIMENTAZIONE
Uno dei problemi maggiori, che possono riguardare anche chi è lontanissimo dal luogo della contaminazione. Infatti è importante non essere coinvolti nel processo alimentare che può propagare le particelle radioattive: infatti è meglio evitare di mangiare i vegetali a foglia larga e la carne di animali che si nutrono di questi vegetali.
E sempre sul lungo periodo, secondo gli studiosi, influisce anche il fattore età: secondo studi recenti, dal punto di vista delle possibili patologie oncologiche un uomo di 80 anni rischia la metà di uno di 50, mentre un bambino di un anno ha un rischio 4 volte maggiore di un adulto. Le donne, di qualsiasi età, hanno un pericolo 30-40 volte superiore all'uomo.

u.montin

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