Dopo un quarto di secolo  rinasce la Citroen 2 Cavalli
Leonardo Bertoni, figlio di Flaminio, che disegnò la 2 Cavalli. Leonardo è mancato pochi mesi fa

Dopo un quarto di secolo

rinasce la Citroen 2 Cavalli

Icona di libertà per più generazioni. Un esemplare unico firmato dall’artista francese Serge Gevin

Poche macchine hanno incarnato lo spirito della gioventù come la Citroen 2 Cavalli, icona di almeno un paio di generazioni. Simbolo di libertà, di anticonformismo, da stipare all’inverosimile e scappare al mare. O alla Rivoluzione dei Garofani, come raccontò un fortunato film. La progettarono ottant’anni fa per i contadini francesi, poi divenne qualcosa d’altro. Leggerissima, con quella capote di plastica che si apriva come una scatola di sardine e faceva viaggiare col vento nei capelli. Così semplice da poterla perfino riavviare con un colpo di manovella quando si scaricava la batteria.

Adesso, un quarto di secolo dopo la sua uscita di scena, Citroen Italia fa rinascere la 2CV. Due i protagonisti della storia: Serge Gevin, artista, designer, grafico francese, e la 2CV. Una piccola, economica, robusta vettura ideata da Pierre-Jules Boulanger, a capo di Citroën negli anni Trenta, che così la sintetizzò ai suoi progettisti: «Voglio quattro ruote sotto ad un ombrello, capace di trasportare una coppia di contadini, cinquanta chili di patate ed un paniere di uova attraverso un campo arato. Senza rompere un uovo».

Era il sintetico, colorito capitolato della futura 2CV, cui lo stilista varesino Flaminio Bertoni (uno dei tre padri della futura DS) conferirà quella linea così caratteristica, così carica di simpatia che contribuirà a fare di questo modello una delle icone della storia dell’automobile.

Alla rivoluzione sulla due cavalli di Maurizio Sciarra, un’immagine dal film

Alla rivoluzione sulla due cavalli di Maurizio Sciarra, un’immagine dal film

A partire dagli anni Cinquanta la piccola Citroën era entrata nel cuore dei francesi e ciascuno la personalizzava secondo il proprio gusto. Perché la “Deuche” (contrazione di Deux Chevaux, ovvero Due Cavalli), come era stata soprannominata, non era una semplice autovettura: era una tavolozza su cui disegnare se stessi, i propri sogni, il proprio immaginario.

Una tavolozza troppo invitante per non interessare il fantasioso Serge Gevin, titolare dell’agenzia Pink che si occupava dello studio dell’allestimento degli stand Citroën nelle manifestazioni più importanti. Per certi versi ricordava Flaminio Bertoni: un artista geniale “imprestato” al mondo produttivo. Proprio da un’idea artistica di Serge Gevin nacque, quasi per gioco, la prima serie speciale della 2CV, denominata Spot, la cui carrozzeria bianca – arancio riprendeva i motivi tipici delle sedie da spiaggia. Da questa versione derivò negli anni Ottanta la 2CV Charleston, declinata nelle scale cromatiche nero/giallo, nero/rosso, doppia tonalità di grigio. Al vulcanico Serge Gevin si devono serie speciali Citroën di grande successo come la Dyane Caban, la Visa Sextant, la 2 CV Dolly ... ed altre ancora.

È rimasta invece nel cassetto dei sogni dell’artista una 2CV davvero particolare, che lo stesso artista ci ha recentemente raccontato: «Deve essere bianca e gialla. La scocca bianca, i parafanghi gialli, così come il cofano posteriore e la capote. I paraurti devono essere bianchi, come le scocche dei fari (rotondi, mi raccomando), bianchi anche i cerchi delle ruote. Sul bagagliaio c’è il disegno di un salvagente e sulle portiere un cappello da marinaio ed una pipa. Guardandola, si deve pensare al cielo, al mare, al sole, alla gioia di vivere». Una 2CV che Citroën Italia sta realizzando con la supervisione di Gevin in persona, partendo dalle “ceneri” di una 2CV Club del 1982.


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