Lunedì 01 Febbraio 2010

Cancro al seno: più guarigioni
con molecola più chemio

Si apre una nuova porta alla speranza e alla cura del tumore al seno: il 71% della donne colpite dal tumore HER2-positivo localmente avanzato, curate con la molecola trastuzumab, sopravvive senza recidiva contro il 56% che riesce con la sola chemioterapia.
Un risultato giudicato "straordinario" dello studio NOAH pubblicato su Lancet  e realizzato dal prof. Luca Gianni, direttore di Oncologia medica 1 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e co-fondatore della Fondazione Michelangelo. Il lavoro ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica internazionale ed è stato presentato alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, alla presenza dell'Autore e del Direttore scientifico Marco Pierotti.
Il cancro della mammella colpisce ogni anno circa 38mila donne in Italia e causa la morte in quasi 8mila. Solo il 6-10% di questi tumori è rappresentato dal tipo localmente avanzato e/o infiammatorio che ha una prognosi più sfavorevole di quelli operabili.
"Questo tumore necessita di farmaci prima di intervenire chirurgicamente - spiega il prof. Luca Gianni -. In questo studio abbiamo valutato l'associazione di trastuzumab, anticorpo specifico per il recettore HER2, con la chemioterapia sequenziale". "I risultati di questo studio dimostrano che si è compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il tumore mammario - afferma il prof. Gianni -. L'evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro HER2, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione".
"Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella - ha aggiunto Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori -, segue di poche settimane l'annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell'efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale. E' la miglior dimostrazione che, nonostante problemi e difficoltà, il nostro ruolo nella ricerca, nazionale ed internazionale, continua a mantenersi sui livelli di eccellenza che caratterizzano tutta la nostra storia".

u.montin

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