Lunedì 01 Ottobre 2012

Focus
sulle aritmie

Oltre 300 fra cardiologi e infermieri specializzati si sono dati appuntamento ad Ancona alla VI^ edizione del Congresso Ancona Aritmie. Oltre 300 i partecipanti, fra cardiologi e personale infermieristico a questo tradizionale appuntamento sulle patologie cardiologiche - con particolare attenzione alle aritmie - presieduto dal Professor Capucci, docente di Cardiologia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Politecnica delle Marche, uno dei massimi esperti mondiali nel campo delle aritmie e della cardiologia. Molti e di altissimo spessore gli studi presentati.

Fra questi, una novità che coinvolge la medicina sportiva e che indica come sia possibile attraverso un semplice elettrocardiogramma riconoscere possibili insorgenze di patologie. “Basta un elettrocardiogramma ben letto – spiega il professor Capucci – per riconoscere la concreta possibilità di un arresto cardiaco. Assistiamo infatti, impotenti, a casi di arresto cardiaco o di morte improvvisa in giovani calciatori o atleti. Persone sane e comunque sottoposte a rigorosi test. In realtà sono stati studiati dei nuovi algoritmi che riconoscono l'insorgere di patologie anche attraverso la semplice metodica dell'elettrocardiogramma. Si tratta quindi di imparare a riconoscere questi segnali e monitorare di conseguenza il cuore di questi atleti".

Un altro importante argomento di ANCONA ARITMIE è come affrontare le problematiche connesse allo scompenso cardiaco, agli ICD, e all'elettrofisiologia, in particolare alle ablazioni. Le aritmie sono molto frequenti e coinvolgono oltre il 2% della popolazione italiana e, dopo gli 80 anni, almeno 1 paziente su 10 né è afflitto. Quindi occorre studiare e mettere a punto per il futuro un sistema di controllo del paziente anche a distanza, sistema che qui ad Ancona è già attivo da alcuni anni con successo. Basti pensare che ad oggi nella Clinica di Cardiologia degli Ospedali Riuniti di Ancona, diretta dal Prof. Alessandro Capucci, oltre 60 pazienti beneficiano del “Controllo Remoto” o Home monitoring. Occorre quindi allargare sempre di più l'utilizzo di tali metodiche – rese possibili anche in virtù delle sempre più sofisticate tecnologie di recezione dei segnali - poichè cresce esponenzialmente con l'allungamento della vita media, il numero di persone impiantate ( attualmente in Italia vengono impiantati ogni anno circa 50000 pacemakers ( + 5% anno) e 15000 defibrillatori ( + 23% anno) in base ad una stima sui dati riportati nel Registro Nazionale dell' Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione).

I numeri sono impressionanti e di conseguenza i costi: tutta questa popolazione effettua annualmente dai 3 ai 5 controlli presso gli Ospedali in relazione sia ai sintomi, che alla verifica delle terapie, che alle aritmie eventuali che possono verificarsi. Vi è poi da considerare che una grossa percentuale di tale popolazione, soprattutto quella dei pazienti portatori di defibrillatore impiantabile, può essere a grave rischio di scompenso cardiaco e quindi necessita di sistemi di monitoraggio tali da poter intervenire sul paziente il più presto possibile (per evitare rischi di peggioramenti clinici e relativi ricoveri).

“Questo sistema si sta sempre più diffondendo nel mondo (ormai sono centinaia di migliaia i pazienti che si avvalgono di tale tecnologia) e in tutti i centri italiani di maggior rilievo inizia ad essere una pratica consolidata.” – dichiara il Professor Capucci –. “Alcuni eventi segnalati dall' Home Monitoring sono stati tempestivamente trattati dalla nostra equipe medica con relativi benefici clinici per il paziente fino al punto che in alcune situazioni si è riusciti ad evitare inutili ricoveri e prestazioni ambulatoriali, che avrebbero comportato ulteriore spesa per la già malata sanità pubblica".

Le aritmie non sono mortali, aggiunge Capucci, ma possono portare a danni ancora più gravi come lo scompenso cardiaco. Per questo è importante riconoscerle, intervenire in tempo e curarle attentamente in tutti i soggetti, compresi tutti quei soggetti che si riteneva ne fossero indenni come gli atleti, le persone non a rischio e i giovani.

a.ceresoli

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