«Cantù, bene ma non basta
Adesso bisogna lottare»

L’intervista al presidente Roberto Allievi: «Ho fiducia in una schiarita del caso Johnson»

«Cantù, bene ma non basta Adesso bisogna lottare»
Roberto Allievi
(Foto di Butti)

Tutti i buoni (ottimi, aggiungiamo) propositi del presidente. Roberto Allievi, numero 1 della Pallacanestro Cantù, ha parlato degli obiettivi del 2022, della squadra e della società, che punta a crescere e a cominciare i lavori per la nuova arena di Cantù. Un presidente a 360 gradi.

Presidente, buon anno. Partiamo dalla squadra: a una giornata dal termine dell’andata è prima. È soddisfatto?

Sì, perché la squadra è prima, nonostante alcuni infortuni che l’hanno accompagnata in questa prima parte di stagione. Il cronoprogramma per ora è rispettato e i ragazzi stanno lavorando con grande impegno.

Cosa si aspetta nei prossimi mesi?

Dobbiamo crescere e lo sappiamo. Ma il campionato è ancora molto lungo, le sfide più importanti arriveranno in primavera, ma abbiamo costruito una squadra lunga proprio per questo motivo: ho grande fiducia nello staff tecnico e nei giocatori.

Che ne pensa di questa serie A2?

Sapevamo prima che non sarebbe stata una passeggiata, ma sono arrivate subito le conferme: è un campionato in cui occorre lottare, ogni domenica, contro tutti gli avversari.

Sui momenti di pausa della squadra si è fatto un’idea?

Qualche passaggio a vuoto c’è stato, ma ricordo che l’obiettivo è a lungo termine e le sconfitte ci possono stare, in questa fase. Ma stiamo lavorando bene, per essere pronti al momento giusto.

Lei esce sempre soddisfatto dal palazzetto la domenica?

Sì, perché abbiamo vinto tante partite. Ho visto finora un grande equilibrio, personalmente un po’ inaspettato, che ha contribuito a rendere alcune partite molto belle dal punto di vista agonistico e tecnico.

Le presenze del pubblico a Desio, invece, la soddisfano?

Il fatto di dover giocare a Desio è un aspetto che limita un po’ le presenze. Il fatto che una fetta di tifosi abbia deciso di non entrare ovviamente mi rattrista, però rispetto le scelte di tutti. Speriamo che la posizione degli Eagles possa cambiare prima della fine del campionato.

Il governo ha deciso di tornare a una capienza massima per i palazzetti limitata al 35%, che ne pensa?

Per ora non è un problema, le presenze per ora sono sotto la soglia decisa dal governo. A lungo andare però temo limiterà sia i nostri ricavi, sia la domanda dei tifosi, perché dopo l’inverno la gente si più volentieri di sera.

Quale sarebbe la quota di spettatori che sognate in A2?

A noi piacerebbe avere almeno 3 mila spettatori, con le norme attuali non possiamo andare oltre i 2275. Considerando che siamo reduci da stagione senza incassi alla biglietteria, questo aspetto pesa parecchio sui conti. Ma la situazione epidemiologica impone ancora tante riflessioni: ci rimettiamo alle decisioni che verranno adottate.

Tornando alla squadra, è soddisfatto dei due americani?

Dovevano rappresentare il fiore all’occhiello della squadra ed entrambi hanno confermato aspettative. Sono soprattutto una sorpresa dal punto di vista umano: Allen è un ragazzo solare, Johnson è più riservato ma è un professionista molto serio.

Però Johnson con la sua posizione “no vax” ora potrebbe diventare un problema. Cosa farete nei prossimi giorni con lui?

Siamo in attesa di chiarimenti dal dipartimento sport del governo: noi ovviamente vorremmo andare avanti con lui. Dobbiamo solo capire se il suo status può essere equiparato a quello di un professionista di serie A: secondo noi e secondo una prassi consolidata è così, in tal caso sarebbe dispensato dall’obbligo di vaccinazione.

Ma con il giocatore ha avuto l’occasione di parlare?

Sì e più volte. Mi sarei augurato un suo cambio di posizione, anche nell’interesse collettivo della squadra. Ma lui mette sul piatto aspetti religiosi, che rispettiamo, ma che mettono in discussione la sua permanenza a Cantù per via delle nuove regole.

Come finirà la questione?

Non faccio previsioni, aspettiamo solo i pareri legali che, per il momento, sembrano darci ragione. Sono molto fiducioso in una schiarita, magari non immediata, ma in tempi molto stretti.

Dagli americani, agli italiani. Come valuta il loro rendimento finora?

Ci sono stati segnalati dallo staff tecnico, erano tutti giocatori importanti nelle loro vecchie squadre, dove avevo un minutaggio consistente, molto più di quello che hanno a Cantù. Si devono adattare a questa nuova situazione, in una squadra lunga e con impiego minore. Mi aspetto un miglioramento generale, ma sono già contento di tutti, perché stanno diventando un bel gruppo.

Alto tema cruciale del 2022 sarà la posa della prima pietra della nuova arena di Cantù. Conferma la road map che avete previsto?

Vogliamo iniziare i lavori entro la fine del primo semestre. Veniamo da due anni e mezzo di lavoro di progettazione, qualche ritardo c’è stato ma solo per poter un domani avere una struttura all’avanguardia, multifunzionale. Oggi ci sono le basi per poter iniziare i lavori, anche domani, con l’obiettivo di ultimarli nel 2024.

Cosa si aspetta nei prossimi anni per la Pallacanestro Cantù?

Il piano economico-finanziario per il palazzetto è quasi del tutto ultimato. Ci siamo prefissati obiettivi triennali: cominceremo ad avere budget più importanti per entrare nel nuovo palazzetto, possibilmente in serie A e competitivi. Lo dobbiamo agli imprenditori che hanno creduto in noi e che con questa arena vorranno dare a Cantù, a Como e alla Brianza l’opportunità di crescere: vogliamo che Cantù torni ad essere un’icona come in passato e un volano per l’economia del nostro territorio.

Chiudiamo con gli auguri…

Il primo è che questo stato di allarme dovuto al Covid passi presto. E faccio tanti auguri agli sponsor, alle istituzioni e ai supporter che ci sono sempre vicini: a loro dico di continuare a credere in noi.

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