Da Ros, tutta la saggezza del capitano: «La squadra c’è, l’identità va costruita»

Basket Il giocatore della Pallacanestro Cantù attende che Sacchetti sciolga le riserve sul ruolo. La riconferma: «Sarebbe un onore». Il futuro: «Nuovo palasport, per il club e la sua longevità»

Da Ros, tutta la saggezza del capitano: «La squadra c’è, l’identità va costruita»
Matteo Da Ros al tiro
(Foto di butti)

Capitano, per ora solo “in pectore”. Ma Matteo Da Ros ha tutto – e l’indicazione dei compagni di squadra sembra andare in questo senso – per ricoprire anche in questa stagione questo ruolo nella S.Bernardo Cantù.

“Sorvegliato” speciale

Un ruolo importante in campo e, soprattutto, negli spogliatoi: età, esperienza e leadership del resto non gli mancano. Tra l’altro, è stato capitano nella seconda parte della scorsa stagione. Dopo l’infortunio al tendine d’Achille di Luigi Sergio lo scorso gennaio, l’incombenza è toccata a lui.

Quest’anno, salvo sorprese, sarà ancora lui il capitano, anche per una questione di continuità. A dirla tutta, coach Meo Sacchetti non ha ancora sciolto le riserve: attende le prime partite prima di prendere la decisione definitiva. Ma ha già fatto chiaramente intendere che si atterrà alle indicazioni della squadra.

Intanto l’esperto giocatore di Cantù – 33 anni tra un mese, una carriera tra Virtus Bologna, Barcellona Pozzo di Gotto, Verona e cinque anni consecutivi a Trieste con la chicca del ritorno in serie A - è pronto e disponibile: «Decideremo insieme, ci metteremo d’accordo tra noi giocatori con l’assenso del coach. Per me non ci sono problemi, anzi sarebbe un onore e ne sarei orgogliosissimo. Perché essere capitano di una squadra storica come Cantù rappresenta un privilegio, oltre che una responsabilità non da poco».

Verso il ritorno in campo

Il campionato partirà tra poco più di un mese, la Supercoppa il 10 settembre con il girone eliminatorio: nuove e ambiziose avversarie attendono Cantù, pronte a frapporsi tra la S.Bernardo e la serie A. Vanoli Cremona, Udine, Fortitudo Bologna, Treviglio e qualche inevitabile “rivelazione”.

Ma chiaramente l’ambizione è ritentare con maggior successo la scalata alla serie A dopo la delusione tremenda della sconfitta in gara 5 della finale playoff contro Scafati. Per Da Ros, non è stato un momento facile e la delusione si è fatta sentire pesantemente nei giorni successivi: «C’è voluto del tempo per farmene una ragione ma credo che non sarà un peso, anzi, la delusione dovrà essere il punto di partenza, la “molla” decisiva della squadra. Ripartiamo con un nuovo entusiasmo. Il roster c’è, la società ha fatto per far sì che si possa ancora competere per gli obiettivi più importanti della stagione. Obiettivi non solo di campo, perché c’è anche la questione della costruzione del nuovo palasport, fondamentale per il club e la sua longevità».

Da Ros si augura che anche la buona sorte, molto spesso mancata un anno fa, questa volta sia dalla parte di Cantù: «Infortuni, anche molto gravi o prolungati, l’addio forzato a Johnson ossia il miglior straniero della Lega, il Covid: troppi fattori esterni e non prevedibili hanno fatto sì che non si trovasse mai stabilità, in modo da cementare una vera identità di squadra. Ora invece abbiamo la possibilità di costruire qualcosa di importante, partendo dallo zoccolo duro di giocatori che sono stati confermati».

Parole da capitano vero, che pesano e peseranno per tutta la stagione. L. Spo.

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