Recalcati: «Dissi a Pozzecco: macché Formentera, fai il corso»

Il tecnico canturino sarà senior assistant del nuovo coach della Nazionale

Recalcati: «Dissi a Pozzecco: macché Formentera, fai il corso»
Gianmarco Pozzecco (a sinistra) e Carlo Recalcati
(Foto di Diemme)

A 76 anni, Carlo Recalcati torna in sella. Fresco di nomina, la leggenda del basket canturino (e non solo) torna in Nazionale come senior assistant del suo “pupillo” Gianmarco Pozzecco, nuovo ct subentrato a Meo Sacchetti. Si rinsalda così il legame con l’azzurro: tra campo, panchina e trofei, è il recordman di presenze e vittorie. E ha raccontato le sue sensazioni ed emozioni dopo l’ennesima chiamata prestigiosa di una lunga carriera: “Charlie” è pronto per nuovi successi.

Coach, come è nata questa opportunità?

Con Gianmarco, da molti anni, avevamo pensato a un futuro insieme in una situazione simile a questa. Così come lo feci con De Raffaele a Venezia: l’idea era di scambiarci i ruoli, ma finì male con la società e il progetto naufragò. Ora ci sono tutte le condizioni e le persone giuste per rimettersi in pista.

Cosa farà di preciso?

Il senior assistant è una figura in più e nuova per il nostro basket. Rimanevo colpito quando vedevo la Serbia di Obradovic con Ivkovic in panchina, non come assistente ma come coach esperto, che contribuiva con le sue idee. Pozzecco mi ha chiesto la stessa cosa. Per me è un’avventura nuova, il metodo lo scopriremo solo vivendo, ma il rigido rispetto dei ruoli sarà la linea guida. Di fatto, stiamo già lavorando per impostare il lavoro.

È vero che si sarebbe rimesso in panchina solo per una situazione come questa?

Assolutamente sì. Ho avuto in questi anni alcune opportunità per tornare in panchina, ma nel 2018 avevo preso la decisione di lasciare il ruolo di head coach, perché il tempo passa per tutti. Anche Petrucci mi aveva chiesto la disponibilità per vari incarichi in federazione, ma ho sempre declinato perché vorrei fare le cose che penso di saper fare. Questo è un ruolo tagliato su misura per me.

Pare che Pozzecco abbia un debito di riconoscenza nei suoi confronti…

Sì perché l’ho convinto io a diventare allenatore. A fine carriera aveva partecipato a un corso di formazione per dirigenti alla Bocconi. Obiettivamente, mi sembrava riduttivo per uno come lui, così intelligente da poter fare qualsiasi cosa. Lo convinsi a rinunciare alle vacanze a Formentera e frequentò il corso allenatori. E infatti lo chiamarono subito.

Ma con Pozzecco, i “big” torneranno in azzurro?

So che il ct li vuole incontrare. Il discorso è ampio e non semplicissimo: ogni giocatore ha un’età, una carriera, condizioni fisiche o motivazioni differenti. Vedremo chi ci sarà.

Arrivano qualificazioni per i Mondiali e gli Europei con girone ad Assago. Che ruolo potrà avere l’Italia?

Vediamo da quali giocatori ripartiremo. Puntiamo ad avere tutto il roster per la preparazione ad agosto, sarebbe un primo passo importantissimo per cementare la squadra. Anzi, spero che Pozzecco abbia l’imbarazzo della scelta: è il miglior augurio che possa fargli.

Coach, lei ha vinto più di tutti in Nazionale. Partiamo con i ricordi belli?

Tutti pensano che il clou sia l’argento olimpico ad Atene 2004. In realtà, anche se non dovrei essere io a dirlo, penso che la precedente semifinale contro la Lituania sia, ad oggi, la più bella partita mai disputata dall’Italia nella sua storia.

Addirittura?

Dico di più. Ancor più importante dell’argento olimpico, credo sia stato il bronzo agli Europei in Svezia nel 2003: se non avessimo battuto la Francia, strafavorita, non saremmo andati l’anno dopo alle Olimpiadi. E vincemmo quel bronzo con una squadra meno talentuosa di quella che partì nel 2004 per Atene.

Senza dubbio, lei ha un legame fortissimo con la Nazionale. Che emozioni le dà tornarci?

È da sessant’anni che frequento a vario titolo questo ambiente. Debuttai nella Juniores nel 1962, poi sono stato dieci anni in quella maggiore, per otto sono stato commissario tecnico e ora ci torno in una nuova veste. Sono emozionato e ringrazio chi mi ha voluto, ossia Pozzecco e Petrucci che ha avvallato la scelta: a questa maglia, così come a quella di Cantù, sono affezionato. Non te le togli mai.

E Cantù?

A Desio per le finali non sono andato, per scaramanzia. Cantù l’ho vista solo in trasferta quest’anno e ha sempre vinto. Ho fatto bene a stare ancora a casa, no?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}