Bianchi: lo manda Gattuso «Reggina in B, un carrarmato»
Il comasco Nicolò Bianchi (Foto by lillo d’ascola - reggina 1914)

Bianchi: lo manda Gattuso
«Reggina in B, un carrarmato»

Il racconto del casnatese che ha ottenuto la promozione sullo Stretto

Vincere un campionato al Sud con la Reggina, dopo averlo fatto al Nord con il Novara. Per il comasco Nicolò Bianchi, centrocampista di 28 anni di Casnate con Bernate, è stata una stagione speciale, culminata con la promozione in B della Reggina. Per Bianchi la promozione “a tavolino” decisa dal Consiglio federale è stato quasi un atto dovuto dopo il grande campionato dei calabresi, primi nel girone C di serie C al momento dello stop con 69 punti in 30 partite, 9 in più del Bari secondo.

«È stata un’annata spettacolare - commenta il giocatore - peccato solo non averla potuta chiudere sul campo. Ci siamo resi conto con il passare delle giornate che avremmo potuto fare qualcosa di importante».

La Reggina non era stata inserita tra le pretendenti alla promozione diretta («gli addetti ai lavori ci collocavano in zona playoff, in quarta-quinta posizione), ma il primo successo incoraggiante contro il Vicenza in Coppa Italia e la partenza lanciata in campionato hanno cementato le certezze della squadra: «La svolta è stata alla nona giornata nel derby contro il Catanzaro, prima di undici vittorie consecutive. Abbiamo capito di essere un carrarmato, proprio come il nostro bomber “El Tanque” Denis. Qui ogni domenica c’è una sfida durissima: al Sud ci sono campi caldi ovunque. Il nostro “Granillo” poi è stata una vera fortezza, i tifosi ci hanno sempre dato la carica».

Nella sua carriera ci sono già tante squadre in C (Foggia, Giulianova, Alessandria, Monza, Novara, Cremonese, Bassano e Vicenza), ma è sempre fortissimo il suo legame con Como.

Ha giocato nella Casnatese, fino ai Pulcini. Poi è passato alle giovanili del Como, cinque stagioni fino al fallimento del 2004. Poi Legnano e l’approdo alla Beretti del Novara, con mister Jack Gattuso: «Ero il suo capitano, abbiamo vinto il campionato. Mi ha cambiato: prima ero solo un giocatore tecnico, con lui ho capito di essere l’esatto contrario, ossia un giocatore che corre, lotta e magari, come il mio idolo Khedira, si inserisce per fare qualche gol».

Segue sempre il Como e non potrebbe essere altrimenti: «Mio padre mi ha sempre portato al Sinigaglia, da avversario ci sono venuto due volte, mio zio ha festeggiato quest’anno il suo cinquantaduesimo abbonamento consecutivo: immaginate che feste se un domani dovessi arrivare a vestire la maglia del Como. Ah, tra l’altro con il ds Ludi ho anche giocato».

Intanto si gode la festa con la sua Reggina, condivisa con un tecnico importante per lui, Domenico Toscano, con cui aveva conquistato la B nel 2015: «Novara promosso direttamente e Como ai playoff, una doppia festa».

E festa è stata anche stavolta, ma contenuta: «Purtroppo abbiamo messo il naso in centro si è creato un assembramento e ci siamo dovuti sciogliere. Diciamo che la festa è solo rimandata».n 


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