Brienza: «Via ma non per soldi Non coincidevano i progetti»
Nicola Brienza

Brienza: «Via ma non per soldi
Non coincidevano i progetti»

Intervista con l’allenatore che ha lasciato Cantù per accasarsi a Trento.

Nicola Brienza, di Cantù - e da Cantù -, è ufficialmente da martedì il nuovo capo allenatore della squadra di Trento. E dire che dopo essere stato “promosso” head coach di Brianza in corsa d’opera all’indomani della “fuga” di Pashutin e aver condotto l’Acqua San Bernardo a tanto così da playoff, il suo futuro - quantomeno nel breve - sembrava essere ancora da queste parti.

E invece che è successo?

Ci spiega perché le strade si sono separate?

«A domanda rispondo, ma innanzitutto ci tengo a sottolineare e a dichiararlo pubblicamente che sono totalmente riconoscente nei confronti di Andrea (Mauri, ndr), il quale quando si è creata la situazione d’impasse legata all’abbandono di Evgney (Pashutin, ndr) non ha avuto un solo secondo di titubanza nel darmi la possibilità di allenare. Aspetto, quest’ultimo, affatto banale. Perché un’opportunità di lavoro è sempre qualcosa d’importante. E questo non potrò mai scordarlo».

Ok, ma allora perché ha fatto le valigie?

«Ho letto da qualche parte e sentito in giro che non avrei rifirmato a Cantù per un discorso meramente economico. E cioè che alla base della mia scelta di cambiare aria ci fosse una qual certa non sicurezza dettata da un’offerta al ribasso. Non è assolutamente vero. Io ho totale fiducia in quello che Marson e Mauri con tutti gli altri soci stanno facendo e non ho mai avuto alcun dubbio sull’impegno che ci stanno mettendo e dunque non c’era la benché minima preoccupazione per quello che potesse essere l’aspetto economico. Tanto più che devo riconoscere si è trattato di un’offerta economica validissima».

Veniamo al dunque.

«Non si è fatto solo per un aspetto di programmazione, nel senso che dopo esserci confrontati ho riscontrato che c’erano obiettivi diversi. Rispettabilissima la loro scelta e in parte anche condivisibile. Per quel che mi riguarda puntavo a un certo tipo di discorso (un contratto pluriennale e la totale fiducia nei suoi confronti che evidentemente non percepiva completamente, ndr) che però ho capito non si poteva sviluppare. A quel punto, meglio salutarsi. Tengo peraltro a chiarire che non ci siamo lasciati con astio né tantomeno con acredine».

L’intervista integrale sulla Provincia di giovedì 13 giugno


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