Tifosi, il chiodo fisso: «Rifate lo stadio»

Tra la gente Era il primo argomento tra le persone intervenute alla festa per la consegna del Premio Borgonovo. Ma la situazione resta di stallo (per ora). Forse si potrà lavorare su un piccolo ampliamento del settore ospiti

La delusione per i playoff mancati? La conferma di Longo? Il futuro di Fabregas? La meraviglia di Chajia? La soddisfazione per una società che ha riportato il Como nel calcio che conta? Ok ok, ma l’argomento principe nella serata di martedì, quello della consegna del premio Borgonovo ad Alberto Cerri, è stato un altro: lo stadio. Ormai, nella gente azzurra, al di là della politica dei piccoli passi dal punto di vista dei risultati sportivi (che poi, piccoli sino a un certo punto: con un salto in B e due salvezze), tiene banco un argomento: lo stadio. Perché ultimo ostacolo tra i programmi della società e la gloria. E anche spada di Damocle, con la paura che a lungo andare e senza la possibilità di andare in A per via dell’assenza di un impianto adeguato, la società possa stancarsi.

Non è difficile fare un riassunto dei pareri raccolti martedì sera al Bar Dalì: «Ci sono due problemi distinti: la capienza del prossimo anno e il progetto dello stadio futuro. Il problema è che uno rischia di mettere a rischio l’altro. Perché capiamo che mettere a posto una struttura, per poi doverla buttare giù non ha molto senso», si diceva tra una birra e una salamella. Ma anche posizioni più drastiche: «L’anno prossimo ci saranno tifoserie come il Catanzaro, forse Sampdoria o Verona, utenze da serie A. Fare la caccia al tesoro per avere il biglietto ogni settimana è scomodo. E poco sicuro dover destinare una parte dei distinti o della tribuna ai tifosi ospiti. Bisogna assolutamente che si allarghi il settore dei tifosi in trasferta, anche per aumentare l’offerta di biglietti per i tifosi di casa. E poi allargare la capienza della curva del Como...».

Come stanno le cose? Situazione di stallo apparente. In realtà due cose importanti sono accadute: il Comune ha scelto una persona specializzata per dedicarsi alla vicenda, Luca Noseda, che si occupò dell’Arena di Cantù, e che entrerà in servizio il 1 luglio; la società ha avviato tre differenti studi di fattibilità, al termine dei quali ci sarà un incontro con il Comune. Due fatti concreti che potrebbero anche suggerire cauto ottimismo. Ma la strada è lunga e ci si chiede cosa succederà nel frattempo, sia a livello di capienza dei prossimi mesi sia in caso di promozione in A. Sull’immediato resta forse una piccola possibiltà di lavorare sulla capienza del settore ospiti, non molto altro.

Tornando a martedì sera, circola un video in cui si vede Gabrielloni saltare su un tavolo e fare il capo coro dell’inno della curva, seguito da centinaia di voci. Una maniera per riaffermare lo status di nuovo idolo della curva.

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