Cantù, il tifoso quasi magistrato «Contratti: proteggere atleti e club»
Mario Nicolini (a sinistra) e Bruno Arrigoni (Foto by Butti)

Cantù, il tifoso quasi magistrato
«Contratti: proteggere atleti e club»

Mario Nicolini spiega i particolari delle linee guida emesse dal Tribunale Fiba

«Con la recente pubblicazione della linee guida, il Tribunale Arbitrale Fiba viene incontro alle preoccupazioni espresse nell’ultimo periodo da molti attori dell’universo cestistico a fronte della pandemia di Covid-19 che ha costretto a una sospensione o interruzione anticipata dei campionati, esponendo a serio rischio la tenuta economico-finanziaria delle società di pallacanestro».

È questo l’incipit del commento interpretativo su quanto si sta facendo a livello giuridico in materia di rivisitazione degli stipendi dei giocatori, che reca la firma di Mario Nicolini - grande tifoso (potremmo anche definire storico se non fosse in contraddizione con la sua giovane età) della Pallacanestro Cantù - nella propria veste di tirocinante magistrato alla Procura di Milano. Di seguito proponiamo un ampio stralcio.

«Sul punto - nota Nicolini -, la posizione espressa dal Bat si mostra sintonica rispetto alle esigenze dei club, recependo in maniera innovativa ed evoluta principi generali comuni agli ordinamenti giuridici dei Paesi coinvolti: quello dell’impossibilità sopravvenuta. Le Linee guida si snodano lungo venti punti. Particolarmente significativo è il contenuto che sancisce il principio di prevalenza delle intese negoziali, affermando che gli accordi amichevoli costituiscono “lo strumento preferibile di risoluzione delle dispute sorte in conseguenza della crisi da Covid-19” (traduzione mia) e richiamando le parti a un dovere di “rinegoziare secondo buona fede i termini dei loro contratti”. Tali contratti, saranno “rispettati dagli arbitri”, ossia dotati di forza normativa tra le parti e perciò ritenuti vincolanti al di là del contenuto delle Linee guida medesime».

«L’assist rivolto alle società non è certo indifferente - osserva Nicolini -: qualora i giocatori dovessero in qualche modo “ostinarsi” nella pretesa di ottenere il totale delle prestazioni originariamente pattuite per un contratto la cui esecuzione è riconosciuta come ormai parzialmente impossibile, e si rifiutassero di addivenire a un accordo conciliativo con la società di appartenenza, il Bat promette di tenere questa circostanza in debita considerazione nell’ambito dei suoi futuri giudizi.

Il punto 8 è molto chiaro nel sancire che “le conseguenze del Covid-19 non possono essere allocate su una soltanto delle parti, a meno che non ci siano disposizioni contrattuali che per il loro esplicito tenore letterale facciano pensare il contrario, e le stesse devono essere sopportate da entrambe le parti.”

I punti da 9 a 13 sono dedicati alla disciplina del recesso dai contratti, regolato sulla base di un principio fondamentale: al fine di favorire il più possibile la composizione amichevole delle controversie, nessuna delle due parti dovrebbe sentirsi legittimata a considerare risolto, per ciò solo, il contratto in conseguenza della pandemia. Se da un lato, dunque, i giocatori non potranno ragionevolmente esigere la totalità delle prestazioni loro dovute, all’altro le società non potranno ritenersi liberate dai contratti per il sol fatto della pandemia».

«Particolarmente importante il punto n.12 – chiude la propria disamina il tifosissimo canturino -, che forse potrà sollevare qualche perplessità ex post rispetto alla scelta di chiudere anzitempo le stagioni: infatti, il Bat chiarisce che qualsiasi estensione decisa dalle federazioni o leghe della stagione 2019/2020 oltre i termini originali di chiusura avrà l’effetto di estendere di diritto i termini finali dei contratti con i giocatori: insomma, se si fosse deciso di proseguire, anche riprendendo il campionato a settembre, tutte le società italiane avrebbero potuto semplicemente esigere dai loro tesserati di ripresentarsi sul campo sulla base del contratto stipulato per la stagione 2019/2020 senza alcun onere di rinegoziazione, fatta salva la possibilità, ma non l’obbligo, di risolvere amichevolmente i contratti nei confronti di giocatori che nel frattempo avessero preferito riaccasarsi altrove».


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