Cantù, la fiducia di Biella  «Sono sicuro che vinceremo»
Antonio Biella, di Acqua San Bernardo (Foto by Andrea Butti)

Cantù, la fiducia di Biella

«Sono sicuro che vinceremo»

«Guardiamo le ultime due partite: invitano eccome all’ottimismo. Vinceremo. Tutte le componenti hanno fatto vedere quanto ci tengano»

Una goccia dopo l’altra, anche quest’anno. Perché ognuna conta, un po’ come il suo slogan. Vede sempre il bicchiere mezzo pieno, Antonio Biella, e non solo per deformazione professionale. Ma anche per carattere.

Mister S. Bernardo, ci tiri un po’ su il morale...

Perché no?

Guardiamo le ultime due partite: invitano eccome all’ottimismo. Lo sono per il lavoro, nonostante prospettive non certo facili, figuratevi se non deve essere così per la Pallacanestro Cantù.

Cosa la spinge la esserne così sicuro?

La reazione. Anzi, le reazioni. Della squadra, della società, del coach, del gm e dell’ambiente.

Però non si vince...

Vinceremo. Tutte le componenti hanno fatto vedere quanto ci tengano, ognuna per il proprio comparto e per competenze.

Ma in campo ci va la squadra.

E allora vi dico che lotta e che ha cominciato a non mollare mai. Facendoci vedere quello che speriamo e sogniamo, noi tifosi.

Ovvero?

Ovvero la voglia di buttarsi per un pallone, di sbucciarsi le ginocchia, allungando le mani e dimostrando attaccamento alla maglia. Per i tifosi le condizioni principali sono due: vincere, laddove è possibile, e se non succede che almeno si esca dal campo avendo dato tutto il possibile.

E questa squadra sarebbe sulla buona strada?

Direi proprio di sì. Lo abbiamo visto in queste ultime uscite. A me, in verità, piaceva anche la prima versione del roster allestito dal “Della” (il gm Daniele Della Fiori, nda): tanta gioventù, con tutti i rischi del caso specie se non si ha tempo per aspettare, e due fari come Smith e Leunen, peraltro i più bersagliati da Covid e infortuni. Diciamo che non è girata per il verso sperato. E mi spiace, soprattutto per Woodard, che avrebbe meritato di giocarsi la chance. Non è solo colpa sua, non è la vittima sacrificale.

Ora le cose sono cambiate...

Direi proprio di sì. Gaines è straordinario e Bigby-Williams, specie domenica, ha fatto vedere quel che vale.

A proposito di Gaines, quante analogie vede con l’operazione-Ragland del 2020?

Gaines ci ha fatto vedere subito le sue doti, giocatore di carisma, presenze e grande fisicità. Le analogie ci sono, a partire dal ritorno di due giocatori importanti e che avevano lasciato un ottimo ricordo. Con un vantaggio per noi, stavolta: che Gaines è pronto subito, e lo ha già fatto vedere, mentre Ragland doveva tornare in forma. Però mi è piaciuto il modo di operare.

In che senso?

Che oggi come allora c’è la copertura economica, e garantita da uno sponsor. E che la scelta della società di volersi rimettere in corsa è saggia e logica.

Salvezza e basta per quest’anno: vero?

Non direi. Abbiamo visto una squadra che lotta e vuol difendersi. Io sono convinto che possa darci soddisfazioni. Anche in un campionato strano e dipendente dalla salute com’è questo.


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