«Cantù, l’imperativo stavolta è correre»
Cesare Pancotto, 65 anni, si avvia al suo secondo campionato alla guida della Pallacanestro Cantù

«Cantù, l’imperativo
stavolta è correre»

Intervista con il capo allenatore Cesare Pancotto.

«Parlerò e risponderò con il cuore più che con la testa». Cesare Pancotto tiene a sottolineare questa premessa prima di sottoporsi all’intervista che di seguito proponiamo. Nell’imminenza del debutto in campionato, al coach della S.Bernardo abbiamo chiesto di introdurci all’interno della nuova stagione. Guidandoci alla sua scoperta.

Subito il capitolo covid: in che misura le tematiche legate al virus hanno cambiato la vostra preparazione?

Venivamo da cinque mesi di inattività e abbiamo subìto il precampionato perché la Supercoppa, che è una grande manifestazione, ha determinato un calendario indipendente dalla nostra volontà. Insomma, non abbiamo potuto modellare la nostra preseason sulla scorta delle nostre necessità come invece si è fatto solitamente. La nota positiva è che c’è stata un’adattabilità sul percorso.

Argomento attinente: Desio non è certo il Pianella, ma voi siete tra quelle squadre che possono contare su un minimo di fattore campo. Senza Eagles e con una capienza decisamente ridotta, sarete penalizzati?

I tifosi e soprattutto gli Eagles ci mancano durante tutta la settimana e non solo al palazzetto. Dobbiamo però imparare a convivere e ad adattarci con questa realtà covid. Sappiamo di appartenere a qualcosa di speciale come Cantù, per cui cerchiamo di focalizzarci sulla partita in campo perché l’obiettivo è giocare meglio degli avversari e dare il meglio di noi stessi. È questo il rispetto che dobbiamo agli avversari e alla nostra gente. Ciò detto, i tifosi ci mancano eccome.

Cosa l’ha più colpita del precampionato della sua squadra?

Mi pongo sempre con occhi diversi rispetto alla squadra per scoprire i nuovi valori dei giocatori che ho l’onore di allenare. Sicuramente quello che ho apprezzato da subito è l’adattamento alle situazioni e al lavoro. È interessante proporre sistemi di lavoro a un nuovo gruppo di giocatori e vedere che nel brevissimo c’è l’adattabilità alla comprensione dell’esercizio. Questo permette di continuare a investire oltre che a migliorare il prima possibile. Inoltre, mi fa piacere la voglia che ho notato di diventare squadra attraverso il lavoro. Non ho sentito chiacchiere o promesse.

L’aspetto più da migliorare?

Sto apprezzando questa squadra perché mi dà proprio la sensazione di aver voglia di lavorare, unitamente alla volontà di doversi migliorare. C’è però da raggiungere l’omogeneità nella conoscenza del gioco. Per un Leunen che sa tutto alla perfezione, c’è ad esempio un Procida che ha un talento eccellente ma che ancora deve imparare a conoscere le dinamiche. Ma sono entusiasta di rincorrere questo scopo perché ho la possibilità di lavorare con uno staff eccellente. Detto ciò, amo la fiducia e la positività, ma ancor più la concretezza.

Ci fa una disamina del pacchetto dei suoi esterni e di quello degli interni?

La squadra non è una somma ma una sinergia per cui ci deve essere un’integrazione costante tra i vari ruoli e tra piccoli e lunghi. Ciascuno deve migliorare se stesso per migliorare gli altri. La considerazione da fare è che noi siamo una squadra che per morfologia deve correre prima che gli avversari si possano organizzare in difesa e aggredirli il più lontano possibile da canestro.

Mentre la stagione scorsa partivate a fari spenti, ora sembra esserci più attesa nei vostri confronti.

Quello che so è che come l’anno scorso partiamo con sette nuovi giocatori e con giovani che provengono dall’A2 e dal settore giovanile. L’altra cosa che so è che per far giocare in serie A questi ragazzi bisogna innanzitutto portarli al livello della categoria. Più in generale, l’obiettivo della squadra resta la “conquista” della serie A. In modo realistico, dovremo intanto assemblarci e far crescere i giovani, valorizzandoli. Non ci sono del resto scorciatoie per portare Procida e Bayehe subito sul palcoscenico. Inoltre leggo che siamo tra quelle coloro che dovranno lottare per non retrocedere.

Leggo, dice. Significa che lei la pensa diversamente?

Se avessero scritto che lottavamo per il titolo sarei stato più contento..., ma per un senso di pragmatismo non dò seguito a ciò che leggo. Leggo e basta. Mi piace pensare di voler costruire una forte identità di squadra e ottenere il prima possibile il nostro obiettivo.

Nel gruppo avete però anche gente d’esperienza come Smith e Leunen.

Sicuramente due giocatori importanti che contribuiranno a migliorare il gioco della squadra. Ma dobbiamo aiutare tutti gli altri loro compagni a far loro acquisire un pedigree e uno status da serie A. Questo senso della conquista sarà il senso della nostra annata.

Sono decenni che lei è nel mondo del basket. Ebbene, da esterno, il nome di un Allievi accostato a quello di presidente della Pallacanestro Cantù, cosa le evoca?

Dopo Davide Marson, Roberto rappresenta la continuità della canturinità. Una continuità che vedo al presente, pur conoscendo e apprezzando la storia della famiglia Allievi nella pallacanestro. È un valore aggiunto quella della canturinità, al di là di una tradizione che si rinnova. E che rende ancora più forte il futuro della città e del basket a Cantù.

Che campionato sarà?

La considerazione: nove squadre italiane partecipano alle coppe europee e questa circostanza ha portato a innalzare il livello del budget di queste squadre. Con allungamento e miglioramento del roster. Questo inevitabilmente porterà un valore aggiunto alla serie A. Ma anche quelle che hanno fatto la squadra negli ultimi dieci giorni si sono comunque rinforzate. Oggi è difficile pronosticare quali squadre faranno sicuramente i playoff e quali dovranno lottare per la salvezza. Si annuncia un campionato di altissimo livello, spettacolare e affascinante E anche, naturalmente, difficile.

Ma quelle sei che un po' tutti vedono già davanti?

Io considero tutte di alto livello le nove che fanno le coppe. È evidente che il budget della Virtus Bologna e ancor più quello di Milano nonché la storia recente di Venezia con due scudetti in tre anni sono una certezza, ma ribadisco che sono diverse le formazioni che hanno elevato la loro capacità competitiva.

I giocatori più intriganti?

La mia analisi è più generale e riguarda il fatto che la qualità del campionato si sta ancor più elevando alla presenza di nuovi giocatori come ad esempio Hines e Delaney, ma pure del “nostro” Datome e delle conferme di altri, tipo Scola, Teodosic e Rodriguez.

Il vostro atterraggio sarà tutt’altro che morbido tenuto conto che domani debutterete a Bologna contro la Virtus...

Apparteniamo tutti allo stesso Gran Premio, pur con auto diverse. Giocano due squadre che hanno storia e tradizione pur avendo ora due obiettivi differenti. L’avversario è sicuramente di altissimo livello.

E nella Virtus da quest’anno gioca il comasco Awudu Abass.

L’ho sempre seguito e ciò che mi piace di lui è che ha dimostrato di saper crescere ogni volta che è sceso in campo. Questo aspetto è importante in un giovane. Mi piacerebbe così che, in prospettiva, Procida avesse il senso della conquista di Abass.

Un augurio per Cantù e uno per il campionato.

L’augurio più grande è che ome squadra dobbiamo diventare un ponte che serva a realizzare il nuovo palazzetto, che dovrà essere la casa dei canturini. Quanto al campionato, mi auguro torni alle emozioni della normalità.


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