Cantù, parla Sgnaolin  Vicepresidente tifoso
BASKET - Walter Sgnaolin, vicepresidente della Pallacanestro Cantù (Foto by lariosport lariosport)

Cantù, parla Sgnaolin

Vicepresidente tifoso

«Ma adesso dobbiamo fare un sforzo in più. Ampliare il discorso e allargare i confini, partendo da un presupposto: far innamorare un bimbo»

Il cielo sopra Cantù. Ma, fosse per lui, sarebbe anche il cielo sopra Como e sopra la Brianza. Senza distinzioni. Sopra al territorio, insomma. Perché nella mission di Walter Sgnaolin, vice presidente della Pallacanestro Cantù, le stelle polari non sono solo sportive, ma sconfinano nel sociale e nell’imprenditoria. Con un obiettivo fisso: ridare slancio, vitalità ed entusiasmo a tutta la zona. Badando, anche e soprattutto, al futuro delle nuove generazioni.

Studi e laurea umanistici e letterari, titolare da 37 anni di Bit Informatica a Perticato di Mariano Comense, Sgnaolin ha praticamente attraversato tutti i livelli del nuovo corso biancoblù. Sponsor, socio di Cantù Next, consigliere di amministrazione di Pallacanestro Cantù e vice presidente. E ha cominciato, fin da subito, a spendersi in prima persona, mettendo a disposizione il vissuto e il portafoglio di conoscenze. Specie alla voce “reperimento sponsor e risorse”. Ci sta riuscendo molto bene.

Dove nasce la sua passione per Cantù?

Sono di Mariano Comense, e marianese da generazioni, non potrebbe essere altrimenti. Andavo al Parini e mi hanno fatto innamorare Bob Burgess, Carlos D’Aquila e Alberto De Simone. Diciamo che ho qualche anno di tifoseria sulle spalle.

Ed è arrivato fin qui.

Merito anche di mio fratello, che ha giocato nelle giovanili. Vedete come è la vita: è coscritto di Marco Camagni, il nostro medico. Che subito si è ricordato.

Lei è un tipo da palazzetto, nel senso che ci va volentieri?

Assolutamente sì, mi diverto. Ma quella che si diverte di più è mia moglie. Che è anche un pochino... intemperante e se la prende con gli arbitri e gli avversari. L’ho avvisata: “Attenta che da uno alto più di due metri non ti difendo...”. Io sono diverso.

In che senso?

Nel senso che riesco a guardare la partita con più distacco e non mi permetterei mai di sindacare su una decisione arbitrale. Ecco perché capita di divertirmi anche a casa, davanti al televisore nella massima tranquillità. Arrivo da un altro mondo sportivo, visto che correvo a piedi, ma la pallacanestro mi ha sempre coinvolto.

Tanto da diventarne uno degli attori principali.

No, gli attori sono i giocatori, l’allenatore, lo staff e i dirigenti. Noi abbiamo altri compiti.

Rimaniamo sulla squadra. Le piace?

Sì, dai. È divertente. Tutti gran bravi ragazzi. Con una sorta di padre, uomo giusto al posto giusto, e cioè Pancotto, ad allenare i bambini. Perché la nostra è una squadra giovane. E ogni tanto i bambini sbagliano, ma gli errori sono perdonabili. Con il budget che abbiamo a disposizione, direi che abbiamo creato un bel gruppo, legato alle incognite e ai dubbi delle gioventù, ma che potrà regalarci soddisfazioni.

Un bel gruppo, par di vedere, anche quello societario.

Con un grande presidente: Roberto Allievi, con cui sono in sintonia totale e che è anche il collante che mi ha tenuto attaccato a questa società. Perché io sono uno che s’innamora facilmente, ma che con la stessa velocità si disamora. Invece con lui è tutto perfetto. Una bravissima persona.

State studiando tutti da lui?

La nostra fortuna è questa. Avere un presidente che ne capisce, che sa tenere insieme le varie anime e personalità e che mai travalica. Paradossalmente, io avevo conosciuto meglio suo padre, ma Roberto ha passione, competenza e lo stampo degli Allievi. Averne di uomini e presidenti così.

Cantù e la canturinità, dunque. Siete nel posto migliore.

Non c’è dubbio. Ma adesso dobbiamo fare un sforzo in più. Ampliare il discorso e allargare i confini, partendo da un presupposto: in questo momento in provincia di Como c’è praticamente assenza totale di progetti in grado di far innamorare un bimbo. Quasi un vuoto che noi dovremo essere bravi ad andare a colmare.

Come?

Includendo, allargando partner e territori. Facendo capire anche ai nostri sostenitori che la fortuna del brand potrebbe essere anche la loro. Dovremo essere attrattivi, così come piano piano lo sta diventando Cantù Next. E quello del piano piano, un concetto che io ho mutuato dal mondo dell’agricoltura con il quale lavoro, è una filosofia che mi piace molto.

Applicata a cosa?

Allo sport, ad esempio, che deve essere il pretesto o il volano per attrarre le nuove generazioni, che mi pare stiano vivendo le problematiche di un’adolescenza non più così tanto serena. Ecco perché vedo il nostro lavoro applicabile molto bene al settore giovanile. Ampliamo il raggio d’azione, ne trarremo tutti vantaggio.

La vostra società sembra muoversi bene in questa direzione.

È da un anno e mezzo che sono dentro, abbiamo un brand da rilanciare. Stiamo avvicinandoci sempre più ai modelli aziendali. Anzi siamo un’azienda, con bilanci, business plan e una visione sul futuro. Con la necessità, ovvia, di stare in piedi economicamente. Anteponendo l’interesse del gruppo a quello personale. Abbiamo dato un colpo di spugna al passato, sistemando i conti della gestione Gerasimenko.


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