«Cantù, si vince e si perde tutti assieme. Ripartiamo uniti»
Sergio Paparelli (Foto by Butti)

«Cantù, si vince e si perde
tutti assieme. Ripartiamo uniti»

Parla il presidente di Cantù Next e il vice del club: «Allievi si è preso ingiustamente le colpe»

Un cuore (biancoblù) che piange. È quello di Sergio Paparelli, vicepresidente di Pallacanesro Cantù e presidente di Cantù Next («ma anche orgogliosamente del Moto Club Intimiano Natale Noseda», aggiunge). Da sempre sostenitore del club, e ora clamorosamente in prima fila nel progetto di realizzazione del nuovo palasport, il dirigente non ha mai fatto mancare l’apporto.

Ha più sofferto la retrocessione il presidente di Cantù Next o il vice della Pallacanestro Cantù?

In ambedue i ruoli e ti spiego il perché. Nel primo ruolo sento una grossa responsabilità verso i 18 soci e non mi aspettavo certo di chiedere loro fiducia qualunque fosse la categoria e qualunque la decisione della Lega Basket e della Federazione Basket riguardo a un eventuale ripescaggio. Nel secondo ruolo sono veramente arrabbiato. Non voglio accampare scuse, però quest’anno non è andato assolutamente bene nulla e la sfortuna ci ha perseguitato in lungo e il largo.

Si riferisce al Covid?

Sì, ha penalizzato tutte le squadre, ma alcune, come noi, sono state colpite in modo particolare. Dopo il primo focolaio, abbiamo dovuto giocare tante partite in un limitato lasso di tempo senza poterci allenarci in modo adeguato e in condizioni fisiche precarie. Non è un caso infatti che si siano infortunati sia Leunen sia Smith. In occasione del secondo focolaio abbiamo voluto giocare contro Milano (avremmo potuto non farlo) con un allenatore delle giovanili al posto dei nostri tre tecnici e senza uno dei migliori giocatori, Gaines, il quale poi non è potuto rientrare neanche la partita successiva. Ditemi voi come mi possa sentire.

Come ha vissuto gli ultimi minuti della partita di Bologna?

Ero presente a Bologna insieme all’ad Andrea Mauri e insieme a due sponsor illustri quali il mio amico e socio di cda Antonio Biella e l’amico Paolo Petazzi. Però non chiedetemi di raccontare gli ultimi e spasmodici minuti di quella partita perché non si possono dire parolacce sul giornale…

Dove si è sbagliato, quest’anno, o cosa non ha funzionato?

Il mio presidente Roberto Allievi si è preso ingiustamente le colpe, che invece vanno divise indistintamente fra tutti noi del cda. Non si deve mai attribuire la responsabilità a una sola persona oppure additare un dipendente per trovare un capro espiatorio. Siamo tutti grandi e vaccinati e sappiamo quali sono stati i nostri errori. Vedremo già dal prossimo consiglio di parlarne per uscirne quanto prima. Ogni decisione negli ultimi due anni è stata presa all’interno del consiglio e quindi si vince e si perde insieme.

Cosa è mancato?

Sono mancati il nostro pubblico e gli Eagles, che con il loro tifo sarebbero stati come sempre il nostro 6° uomo in campo. Purtroppo però non dobbiamo piangere sul latte versato.

Il presidente Allievi ha detto: «Tutta colpa mia». Ha ragione?

Assolutamente no, e mi rifaccio alla risposta su cosa non ha funzionato.

Cosa si sente di dire ai tifosi?

Dico solo di starci vicini e di non scrivere possibilmente quello che ogni tanto si legge sui social. Sono accuse che fanno male a noi che mettiamo animo e corpo per la nostra amata Pallacanestro Cantù. Abbiamo attraversato momenti tragici, abbiamo rischiato di non esistere più e invece abbiamo preso in mano la situazione e, da canturini veri e mettendo professionalità e competenza, abbiamo completamente ristrutturato la società andando a sanare la situazione lasciata dal russo e ricostruito una struttura societaria, oltreché il tessuto degli sponsor.

Cosa ha pagato Pancotto?

Prima di rispondere voglio pubblicamente sostenere il lavoro fatto da Cesare con il quale avevo trovato un ottimo feeling. È un uomo umile e fantastico nello stesso tempo. Cosa ha pagato? Il fatto che fossimo una squadra con un budget molto limitato e questo purtroppo ha comportato che dovesse scontare lui gli errori commessi da noi, prima e durante questa stagione. Questo tipo di scelte accomuna tutte le squadre piccole che, in un momento di difficoltà, non potendo sostituire 4 o 5 giocatori, devono cambiare l’allenatore per provare a invertire la rotta.

Perché non c’è l’ha fatta neanche Bucchi?

Questa è una bella domanda alla quale potrei rispondervi come sopra. Aggiungerei inoltre che con lui il Covid ha creato ancor più danni, visto che ha interrotto il lavoro proprio nella parte finale e decisiva della stagione.

Quanto ha creduto nel miracolo?

Ci credevo fino a un minuto dalla fine contro Bologna, come d’altra parte penso sia stato anche per tutti i nostri tifosi

E ora? Sarà A o A2?

Onestamente mi auguro che Cantù resti in serie A. I nostri conti sono a posto e abbiamo il palazzetto nuovo da costruire. È un progetto in cui crede non solo Cantù Next, ma anche la Federazione, il Credito Sportivo e una società internazionale di primo livello come Asm Global. Possiamo costruire un nuovo futuro e una nuova strada per la realizzazione di impianti sportivi e proprio per questo vogliamo giocare ai nostri livelli e cioè in serie A. L’altra categoria non l’ho mai voluta sentire o nominare.

Vi spaventa l’idea di ripartire dall’A2?

Come detto, non è nel mio Dna e nei miei pensieri.

Ora la gente è preoccupata: con la retrocessione potrebbe arenarsi il progetto palasport. La tranquillizziamo?

Il progetto non si ferma, anzi va avanti a spron battuto. Si stanno compiendo passi decisivi e depositando tutti gli incartamenti necessari. Credo che anche per questo sia importante un’interlocuzione con Legabasket e Federazione.

È il presidente di un progetto preso d’esempio in Italia. Orgoglioso?

Assolutamente si. Ci hanno fatto i complimenti gli americani della Asm Global oltre al Credito Sportivo. Ci vedono come un possibile trampolino di lancio per l’impiantistica sportiva in Italia.

Cosa c’è da salvare di questa sciagurata stagione?

Dobbiamo salvare la nostra perseveranza, dobbiamo salvare il fatto che siamo canturini, dobbiamo salvare il fatto che abbiamo una tifoseria portentosa e per finire dobbiamo salvare la gran passione degli Eagles, che hanno sempre creduto in noi e nel lavoro incredibile che abbiamo compiuto “tutti insieme”: ha portato dapprima al salvataggio del club, dopo una presidenza disastrosa, e successivamente alla costruzione di un percorso per dare un futuro migliore alla società.

Da domani quanto lavoro ci sarà da fare?

Da ieri vorrete dire. Siamo al lavoro giorno e notte per trovare la soluzione migliore a questa situazione. Notizia di questa settimana che Acqua San Bernardo abbia confermato la partnership indipendentemente dalla categoria. Oggi comunico a tutti i nostri tifosi che anche la mia azienda conferma l’abbinamento incondizionatamente e so che molti altri partner, che verranno annunciati nei prossimi giorni, stanno facendo la stessa cosa. È commovente l’unità di intenti e la fiducia che c’è nel nostro progetto e mi auguro che tutte le aziende a noi vicine facciano la stessa cosa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA