Cappellini allenatrice a Casate «Alle bimbe dico di crederci»
Anna Cappellini, il marito Ondrej Hotarek e alcune delle allieve dell’Asga Como

Cappellini allenatrice a Casate
«Alle bimbe dico di crederci»

La nuova vita della fuoriclasse comasca, che sta collaborando con l’Asga

Riecheggia ancora, nel racconto, il boato del pubblico del Forum di Assago, dopo la grandiosa prova di Anna Cappellini e Luca Lanotte.

Un pubblico che li ha acclamati e che ha pianto con loro per un’interpretazione commovente quasi quanto la storia cui si ispira: “La Vita è Bella” di Roberto Benigni. Finiti (siamo del tutto sicuri?) i momenti di gloria e gli appuntamenti agonistici, Anna Cappellini, comasca di Breccia, campionessa azzurra di danza su ghiaccio del gruppo sportivo Fiamme Azzurre, è tornata a Casate per allevare le giovani promesse del ghiaccio. Lo farà con l’Asga e assieme al marito, l’ex pattinatore Ondrej Hotarek.

Ma senza chiudere la porta a nuove esperienze con il partner – sul ghiaccio – Luca Lanotte.

Anna, che emozioni dà essere di nuovo a Casate, nelle vesti di allenatrice?

È bellissimo tornare su questa pista. Gli impegni sono ancora tanti, tra allenamenti, show ed esibizioni in giro per il mondo. Ma quando mi hanno chiamata, ho accettato con entusiasmo. Del resto, abito a 300 metri da qua…

Ma come? Non vi eravate ritirati tu e Luca Lanotte?

Non è così. Dopo i Mondiali di Milano, ci siamo presi una pausa dalle gare ufficiali. Continua il percorso artistico, senza precluderci un ritorno: smettere di colpo di fare ciò che abbiamo sempre fatto e amato non sarebbe stato semplice.

Intanto tu e Ondrej siete qua a Casate per…

Perché a 32 anni l’ho trovata una cosa naturale, bella. Anche solo per far vedere a queste bambine che, se ci si impegna, si può arrivare anche alle Olimpiadi.

In questo anno sabbatico, oltre ad allenarvi, cosa avete fatto?

È stato un periodo denso di impegni. Sono stata con la Nazionale agli Europei, come team leader, ed è stata un’esperienza meravigliosa condividere “dall’altra parte”, ogni momento dei miei ex compagni. Inoltre sono nella commissione tecnica, mentre Luca è consigliere federale.

Siete sempre sembrati una grande coppia in pista…

Ed è così, anche se non è stato facile agli inizi, perché abbiamo due caratteri forti.

Ricordi la medaglia d’oro ai Mondiali di Saitama?

Eravamo in trance, con facce tese, divorati dall’attesa. Quando abbiamo capito di aver vinto, ci siamo abbracciati in silenzio. Una gioia incredibile. Ma non la più grande nella nostra carriera…

Se non l’oro mondiale, cosa?

La gara ai Mondiali di Milano. Giocavamo in casa, sugli spalti c’erano tutte le persone davvero importanti per me e tifosi che ci hanno fatto letteralmente volare.

Però, niente medaglia…

Non ci importava vincere qualcosa, volevamo solo emozionare la gente. Siamo certi di esserci riusciti, abbiamo disputato la gara della vita, con un programma da brividi, con la “chicca”, studiata apposta per i Mondiali, del parlato tratto da “La Vita è Bella” prima della gara sulle stupende musiche di Nicola Piovani.

Siete sempre stati considerati la coppia che sapeva trasmettere più emozioni, eppure nei giudizi non siete stati molto fortunati nelle ultime gare internazionali. Come mai?

Nella danza, negli ultimi anni, la richiesta tecnica e fisica è diventata preponderante sull’aspetto più “teatrale” che una coppia sa esprimere.

Un colpo di teatro fu il programma dedicato a Charlie Chaplin…

Luca studiò a fondo con il ballerino Luigi Banino: gli disse che avrebbe dovuto trovare il “suo” Charlot. E lo interpretò benissimo.

Anna, quanto lavoro c’è alle spalle di un programma di pochi minuti?

Enorme e che coinvolge tante persone. Ma abbiamo avuto una gran fortuna, ossia lavorare con grande libertà.

Anche nei costumi, sempre molto ricercati?

Sul ghiaccio sei sola con i pattini e il tuo corpo: io ho sempre avuto un’attenzione maniacale nei confronti del look, dei colori e dei materiali. E devo dire che anche Luca è come me: non sono mai intervenuta per fargli cambiare abito.

Consigli alle bambine che alleni?

Credere sempre in se stesse, avere l’ambizione di migliorare. Per me non è mai stato un peso rinunciare alle cose che fanno le ragazze. E sono stata ripagata.


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