Como, l’esempio è vicino: Monza
Dalla serie D si risale subito così

Alcune (buone) regole per programmare un ritorno in tempi brevi tra i professionisti

Quando accadde dodici anni fa, quando il Como per la prima volta si trovò in serie D e anche quella volta non per demeriti sul campo, la risalita non fu semplice. Ci vollero tre anni.

Ora l’obiettivo, e la speranza, da parte di tutti è riuscire a evitare che il percorso sia ancora così lungo. Ma come si fa, cosa ci vuole per provare a risalire immediatamente? Qui vicino, a Monza, ci hanno messo due stagioni. Ma l’ultima è stata eccellente, in termini di risultati e di riorganizzazione societaria.

Un paio, si dice, i milioni spesi per la gestione. Un milione circa il costo dei giocatori, in termini di stipendi. Investimento non bassissimo, ma che in questa categoria dà un sufficiente margine di sicurezza. E il vero punto di forza è stata la scelta, un anno fa, di giocatori esperti della categoria.

Sono stati soprattutto loro a fare la differenza, insieme al portiere Battaiola, uno dei pochi prestiti, certamente il più importante, il meno battuto della serie D con soli sette gol subìti. E poi una spina dorsale fatta di gente che mastica bene la serie D: il difensore Ruffini, il centrocampista ex Como Guidetti, l’attaccante Ferrario. Giocatori top per la categoria, e tutti intorno ai trent’anni.

Così come esperto della serie D era l’allenatore, Zaffaroni. Quindi, prima regola, andare sul sicuro.

Altro dichiarato il punto di forza, il forte legame con il territorio, dal punto di vista calcistico. Il presidente Colombo strada facendo ha scelto tutte persone legate alla storia biancorossa: dall’allenatore, al direttore sportivo Iacopino.

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