Cova corre in montagna  a 60 anni. «Che fatica»
VALMADRERA. PRIMA EDIZIONE DELLA GARA BARABINA RUN DON GUANELLA - 5 OTTOBRE 2019 - ALBERTO COVA (Foto by Sandro Menegazzo)

Cova corre in montagna

a 60 anni. «Che fatica»

«Potete solo immaginare come erano le mie gambe, nei giorni seguenti - dice il campione inverighese -.Mi sentivo tutto dolorante»

Scorrendo la classifica della prima edizione della “Barabina run” di corsa in montagna, al quindicesimo posto nella gara a staffetta, nel team denominato “Olimpionici” compare il nome Alberto Cova. Andando a fondo si scopre che non si tratta di un omonimo ma proprio del campione inverighese, oro alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 e ai mondiali di Helsinki 1983 nei 10.000 metri su pista.

Ma cosa ci faceva in una gara di corsa in montagna? «Sono dovuto arrivare a 60 anni per fare la mia prima esperienza in “montagna” -spiega Cova -. Non mi è mai piaciuta, anche se ammiro chi la pratica, anche perché in Italia abbiamo fior di campioni che conquistano diversi allori». Ma allora chi lo ha spinto al “debutto”, proprio nei giorni in cui a Doha nei mondiali, il suo nome veniva accostato a due importanti atleti “attuali”? Eleonora Giorgi, seconda comasca, dopo 36 anni, capace di salire sul podio mondiale, grazie al bronzo nella 50 chilometri di marcia e Yeman Crippa che ha abbattuto, dopo 30 anni il record sui 10.000 metri in pista, la “gara” cara a Cova. Un primo indizio viene fornito dal compagno di staffetta:don Agostino Frasson. Il “don” è l’anima della Cascina don Guanella a Valmadrera, che si occupa dei ragazzi in difficoltà che entrano a far parte della Comunità Educativa. E Cova, da otto anni, collabora con la Cascina, offrendo il suo volontariato o dando una mano nelle attività sportive. Don Agostino, sempre a caccia di iniziative per raccogliere fondi da destinare alla comunità, per una volta ha messo da parte la sua passione per il ciclismo (sono tanti i campioni delle due ruote che spesso vanno a Valmadrera) e ha voluto puntare sulla corsa in montagna. Ma mica una “facile”, una sky run:il tracciato, appena fuori “casa” era di 8,4 chilometri con 800 metri di dislivello positivo e la “cima Coppi” a quota 706. Volendo partecipare ha convinto Cova ad entrare nella sua squadra e a rimettersi le scarpette. «Potete solo immaginare come erano le mie gambe, nei giorni seguenti - dice il campione inverighese -.Mi sentivo tutto dolorante».


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