Da Ros, questo un atto di amore «Ho scelto Cantù non la categoria»
Matteo Da Ros

Da Ros, questo un atto di amore
«Ho scelto Cantù non la categoria»

L’ex Trieste: «Dopo tre anni in A, non è affatto un declassamento»

Matteo Da Ros, un big per le ambizioni di Cantù. A occhio, il nuovo giocatore della S.Bernardo-Cinelandia Park può essere considerato a pieno titolo l’acquisto sin qui più importante – di sicuro quello più conosciuto al grande pubblico – del mercato per la serie A2. Nelle ultime cinque stagioni ha giocato a Trieste, contribuendo al ritorno in A.

Di certo, colpisce la durata del contratto: a un giocatore che a settembre compirà 32 anni – nel basket non si è anziani, ma nemmeno ragazzini – è stato infatti proposto un biennale con opzione per il terzo anno. Significa che Cantù ci credeva davvero, se si è esposta con un’operazione pluriennale.

E lui è pronto a mettersi a disposizione del coach e della squadra, sapendo che sarà una delle armi più importanti della Cantù che tenterà la promozione immediata: «È un impegno per entrambi – ammette il giocatore milanese -, ma ho davvero voglia di far parte di un progetto a lungo termine. Credo che Cantù abbia pensato che la mia longevità possa essere funzionale. E io sono qui per aiutare».

Lungo particolare, un’ala che sa muoversi anche come centro, Da Ros ha sposato l’idea della ricostruzione canturina: «La scelta è stata molto semplice, non ho mai pensato a una Cantù retrocessa, ma a una Cantù in quanto tale. Insomma, è bastato il nome: Cantù ha una storia completamente diversa da tante squadre di serie A, che va ben oltre la categoria che andrà ad affrontare».

Nemmeno il suo personale ritorno in A2 è vissuto come un trauma. Anzi: «La società sta facendo una serie di investimenti importanti nel parco giocatori, nello staff e nelle strutture. Non vedo nulla di inferiore alla parte medio-bassa della serie A in questo contesto. Tra l’altro, differenze enormi non le vedevo nemmeno quando ci giocavo: dopo tre anni consecutivi in serie A, Cantù non sarà mai un declassamento».

Le ambizioni sono altissime, l’obiettivo è l’immediata risalita nella massima serie: «Sarà una bella sfida, per me stesso e per coloro che mi hanno voluto. Mi auguro che ci sia anche il pubblico al nostro fianco: non ci siamo incrociati spesso, ma ho sempre notato una tifoseria calorosa. A volte, lo ammetto, mi intimoriva anche un po’ sportivamente parlando. Ma ho sempre avuto la percezione che fosse un pubblico estremamente competente».

Tra i principali “sponsor” di Da Ros c’è stato anche coach Sodini: «Ha la capacità di trasportare tutti con il suo entusiasmo. Mi ha spiegato il suo progetto tecnico: vorrebbe una squadra aggressiva in attacco e in difesa, veloce e sempre con l’atteggiamento giusto. A me piace attaccare in contropiede, difendere forte contando anche sugli aiuti: dico che se in allenamento ci si diverte in dieci, in campo viene tutto più facile. Inoltre, mi piace anche l’idea di poter aiutare i giovani a crescere, sostenendoli nei momenti di difficoltà, che non mancheranno».

Possibili rischi? «L’ambizione è necessaria, ma può rivelarsi una lama a doppio taglio. Dovremo essere bravi tutti a non farci surclassare e schiacciare».

Infine, consigli sparsi per vincere la A2, che Da Ros ha conquistato a Trieste: «Venivamo dalla finale persa contro la Virtus Bologna, avevamo una “fame” diversa. Ci siamo rimessi in campo con attenzione, non ci siamo mai dati per scontati, abbiamo lavorato sodo ogni singolo giorno, sostenendoci nei momenti difficili, facendo leva su ogni giocatore. Perché in A2 tutti possono e devono contribuire al raggiungimento dell’obiettivo».


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