D’Angelo: «Io, tra Rossi e Bearzot Dal Mundial alla sorpresa di nozze»
Paolo Rossi alle nozze della sorella di Niki D’Angelo

D’Angelo: «Io, tra Rossi e Bearzot
Dal Mundial alla sorpresa di nozze»

L’ex dirigente del Como ed ex presidente del Maslianico racconta il suo rapporto con Pablito

Niki D’Angelo nel mondo del calcio comasco lo conoscono in tanti. Ex dirigente del Como, ex presidente del Maslianico, amico di tanti calciatori, con il papà Raffaele ex ispettore Figc. Una lunga storia di tifo per il Como e per la Juve, culminato in tante amicizie e storielle. Tra le quali quella di Paolo Rossi arrivato al matrimonio della sorella Raffaela.

Vero?

Tutto vero. Paolo venne assieme a Bearzot, Tardelli, Gentile e Dossena. La nostra famiglia ha intrecciato tanti rapporti con giocatori importanti. Ma quello che capitò con il gruppo del Mundial ’82. È irripetibile.

Chissà com’era felice sua sorella...

Una giornata speciale, a Villa d’Este. Gentile era un amico di famiglia, fu mio padre a mandarlo al Varese dopo che il Como si rifiutò di pagargli il biglietto della funicolare. Bearzot era amicissimo con papà, e tutto nacque proprio da quel rapporto. E poi Tardelli e Paolo...

Appunto.

Rossi lo conobbi nel 1975, figurarsi. Mio papà, che era stato l’autista del Generale Dalla Chiesa allora di stanza a Como, e aveva lasciato la divisa a fine Anni Cinquanta, aveva una concessionaria Gilera e Bmw (embrione di quella che poi ebbero a Maslianico, ndr) in via Masia. Rossi giocava nel Como, abitava lì vicino, allora quando andava a fare due passi il pomeriggio buttava un occhio a noi che smanettavamo sui motori. Nacque una amicizia. Andavamo al bar Agip a bere il caffè. Mi pare c’era la signora Anna a gestirlo. Poi andava dal Borghi a tagliarsi i capelli, sempre lì a due passi.

Però giocava poco.

Sì, ci soffriva. Ma era sempre così leggero. Faceva sempre una battuta: “Nel Como gioca il Rossi sbagliato”, e si riferiva a Renzo che era il titolare numero 7, la stessa maglia di Paolo. Ma lui non poteva giocare da 7. Sa cosa diceva Melgrati?

Cosa diceva?

Che in allenamento scattava e per tre metri era impossibile prenderlo. Ma poi non aveva il passo per andare a crossare sul fondo. Eppure nemmeno Bagnoli si accorse che quello scatto bruciante avrebbe potuto essere devastante in mezzo all’area.

Come proseguì il rapporto con lui?

Mio padre era amicissimo di Bearzot, così nacque l’idea di far allenare qui la Nazionale. L’Italia doveva andare a fare l’amichevole a Ginevra, in Svizzera, prima di partire per la Spagna. Allora Como era perfetta per una partita amichevole con la Primavera del Como, dove c’era anche Borgonovo. E così mio padre organizzò la logistisca per gli allenamenti sul campo del Maslianico. Il bello venne dopo, però.

Cioè?

Che Bearzot cercava informazioni sulla Svizzera, allora ci vene in mente che Melgrati giocava in Svizzera e lo chiamammo. L’informatore di Bearzot per quella amichevole fu Melgrati. Che infatti poi andò a vederla ospite del ct.

Poi venne il Mundial.

Bearzot invitò mio padre per tutti i Mondiali. Ma dopo la semifinale papà mi chiamò e mi disse: io vengo a casa, per scaramanzia, alla finale vacci tu. Allora chiamai il mio amico Perego, con cui andavamo a vedere tutte le trasferte della Juve in Europa viaggiando con la squadra, e partimmo. Ma fu una battaglia.

Cioè?

I biglietti erano in albergo, ma non ci facevano passare, c’era la Guardia Civil schierata. Riuscii a passare mostrando un ritaglio de La Provincia che mostrava la squadra che si allenava a Maslianico. Entrammo e ci accolse Bearzot e Paolino. Ci diedero i biglietti. E vedemmo la partita allo stadio. Che festa.

C’è anche la storia di una intervista in radio, vero?

Sì a Radio Studio Vivo. Mi chiamarono perché avevo tanti amici calciatori e allora mi resi disponibile a fare delle interviste, vista la confidenza che avevo. Ho appena ritrovato l’audiocassetta di quella intervista. Mi ricordo che parlammo molto della Juve, dello scudetto ormai conquistato e della imminente finale di Coppa a Basilea. Però mi colpì una cosa. Pur non chiedendogli nulla del Como, fu lui ad aggiungere: “So che il Como ormai è quasi promosso in serie A (infatti poi fu promosso, ndr). Sono felice. E l’anno prossimo sarò contento di tornare qui a giocare”. Insomma, Como gli era rimasta comunque nel cuore.


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