Dmitry continua a non sentirci
E il club se lo tiene lui

Il patron russo ha rialza la posta e gettato tutti nello sconforto

La telenovela continua. E in una maniera così stucchevole che varrebbe la pena chiedersi, a questo punto, quanta voglia abbia Dmitry Gerasimenko di liberarsi della Pallacanestro Cantù.

Avanti, infatti, con l’ennesima, e a tratti demotivante, nuova puntata. Incassato il no alla condizione di rimanere per tre anni (regolarmente retribuito) a fare il general manager e cortesemente invitato a non andare oltre la domenica sera per una risposta, positiva o negativa che fosse, il patron russo era comunque riuscito a strappare, pure stavolta, una notte in più per rifletterci.

Ed è stata talmente lunga la notte di pensieri che ieri, giusto prima del mezzogiorno per noi (non sapendo dove si trova lui, invece, non è facile interpretare il fuso orario), ha riacceso smartphone e skype. Trovandosi di fronte una front line di spessore (tra imprenditori e professionisti che hanno perso una mattina di, loro, lavoro, per corrergli dietro), ma che - invece di inibirlo - lo ha ulteriormente caricato. E, allora, ecco la nuova richiesta al rialzo, quasi pareggiare le sue richieste per gli altri si tratti di una pratica di ordinaria felicità.

Dapprima un tentativo, andato a vuoto, di farlo ragionare, soprattutto su cifre che lievitano di telefonata in telefonata, poi la presa d’atto, la resa (parziale) e la voglia (incondizionata) di mandarlo a quel paese. Fosse una trattativa normale e impostata sui binari dell’ovvio contraddittorio, probabilmente sarebbe già finita da un pezzo. Ballando, invece, il futuro di una gloriosa e ultraottantennale società, nessuno - responsabilmente - si sente ancora di prendere la briga di staccare la spina. Ancora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA