Fontana: un titolo senza spumante «Il mio Tricolore ai tempi del Covid»
Nicola Arena (a sinistra) e Corrado Fontana

Fontana: un titolo senza spumante
«Il mio Tricolore ai tempi del Covid»

Parla il pilota comasco, neo campione Wrc: «È nata una nuova tifoseria, quella via social»

Il Covid-19 ha cambiato tutte le regole. Non solo. Ha cambiato le nostre vite, le nostre abitudini. Ha cambiato le nostre emozioni. Stadi senza pubblico, autodromi vuoti, niente cori, niente applausi.

Era già quasi notte quando sabato scorso Corrado Fontana, con il suo fido navigatore Nicola Arena, in una Verona quasi deserta, ha festeggiato il titolo italiano Wrc, che gli mancava dal 2003. Ma nel frattempo ha vinto sette edizioni del Rally di Como, cinque ori nell’International Rally Cup e la medaglia di bronzo nel campionato europeo 2009.

Cosa si prova a vincere un campionato italiano senza stappare la bottiglia di spumante e sentire la piazza che applaude? «Ormai ci siamo abituati da inizio stagione – ribatte Corrado – e ce ne siamo fatta una ragione. Diciamo che è nata una nuova tifoseria: i messaggi sui social, che ti fanno i complimenti quando vinci e ti tirano su quando va male».

Ma a differenza degli autodromi, sulle prove speciali, essendo strade libere, qualcuno vien bene a fare il “tifo”. «È vero e fa sempre piacere, ma sei troppo concentrato nel non fare errori, per accorgertene. Quello che manca è ben altro: l’atmosfera propria delle corse, alle verifiche quando si affollavano gli appassionati per vedere le macchine e chiederti gli autografi. Soprattutto al parco di assistenza, dove ci sono solo tecnici e meccanici mascherati e distanziati».

Parliamo della gara. Ci voleva il Covid-19 per farle rivincere il titolo Wrc dopo tanti secondi posti? «Mettiamo subito in chiaro una cosa: la competitività quest’anno non è cambiata rispetto al passato. Anzi direi al contrario, è aumentata perché tutti non aspettavano altro che la fine del lockdown per riaccendere i motori. Dopo due anni di secondi posti, il 2019 è stato segnato dai ritiri. Quest’anno all’apertura ad Alba, c’erano tanti piloti del Mondiale e sono arrivato sesto. Un risultato prezioso, perché loro non ci sarebbero più stati nelle gare successive. Poi il San Martino di Castrozza mi ha tagliato le gambe con i zero punti per la rottura dell’acceleratore della Hyundai i20 Wrc. La vittoria all’Elba mi ha rimesso in corsa e, quindi, ho puntato tutto sul massimo coefficiente di 1.5 del Rally Due Valli di Verona di sabato scorso. Una gara pazzesca con un Rossetti che a bordo di un R5 staccava tempi strepitosi, seguito da un Miele altrettanto motivato. Io ho aspettato, tenuto il passo fino a quando gli avversari hanno commesso un errore, ovvero, uscire fuori strada. E come in tutte le gare, chi vince è chi finisce davanti a tutti gli altri. Direi quindi, in tutta coscienza, che nell’andamento della stagione ho meritato questo titolo, senza nulla rubare agli altri».

Al di là della soddisfazione personale cosa significa per lei questo successo? «Negli ultimi anni nessuno riusciva a strappare il primato a Stefano Albertini e Brescia era diventata la regina del rally. Era ora di rimettere le cose a posto. Sono felicissimo di essere riuscito a riportare il titolo a Como, per la sua tradizione automobilistica non seconda a nessuno e all’Automobil Club Como che si impegna a mantenere la nostra storia rallistica in primo piano».

Cosa farà da grande Corrado Fontana? «Confesso che aver finalmente raggiunto l’obiettivo del titolo Wrc, dopo qualche anno di vani tentativi, mi ha abbastanza appagato. Ho 46 anni e sono sicuro che troverò ancora nuove motivazioni. Una c’è già: vincere il Rally di Como 2020. Per l’anno prossimo ci penseremo».


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