I “magnifici cinque” di Cantù Bianchini: «Li farei giocare così»
Valerio Bianchini in mezzo ai suoi ragazzi

I “magnifici cinque” di Cantù
Bianchini: «Li farei giocare così»

Abbiamo provato a mettere in mano al Vate il miglior quintetto dal 1968 in poi

Marzorati, Riva, Bosa, Della Fiori e Marconato. È questo l’ideale quintetto italiano - o meglio, il super quintetto - che si è andato componendo nel corso delle cinque puntate precedenti che il nostro giornale ha dedicato ai migliori cinque italiani, ruolo per ruolo, della storia della Pallacanestro Cantù a far data dal 1968 - vale a dire dal primo trofeo conquistato dal club brianzolo, il titolo tricolore - sino ai giorni nostri.

Ma come avrebbe fatto giocare i “primi cinque” un coach come Valerio Bianchini che tre di loro ha avuto modo di allenare direttamente e gli altri due di incrociare da avversario? «Sarebbero stati perfetti per lo schema principale che ho applicato nelle mie stagioni in Brianza (dal 1979 al 1982 con la cattura di uno scudetto, una Coppa Campioni e una Coppa delle Coppe, ndr) - commenta il “Vate” -. Mi riferisco al “Philadelphia five” che si basava sulla filosofia di bloccare il bloccante».

Ok, ma come applicare questo schema al “nostro” quintetto? «Marzorati e Riva non si toccano - spiega - mentre manderei Della Fiori in post alto e Marconato “sotto” a prendere il primo blocco. Con Bosa pronto a far la sua parte in avvicinamento a canestro più che con il tiro da fuori».

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