Il calvario di Varnier  «Ma sono ancora qui»
MARCO VARNIER COMO 1907 CAMPIONATO 2021-22 SERIE B FOTO CUSA 18-07-2021 (Foto by Fabrizio Cusa)

Il calvario di Varnier

«Ma sono ancora qui»

«Grazie Como: mi ha preso in prestito a luglio, lo ringrazio, perché onestamente capisco che non è facile puntare su uno come me»

mMarco Varnier di professione fa il difensore, ma ormai parla come un ortopedico: conosce ogni termine medico che ha sentito ripetere milioni di volte e i passi da seguire nel recupero da ogni infortunio del suo vasto campionario. Negli ultimi tre anni, la sua carriera calcistica ha subito una serie di colpi durissimi ma non si è mai fatto prendere dallo scoramento, solo per un attimo è stato sfiorato dall’idea di mollare tutto, ma si è sempre rimesso in pista. E ora, trentanove mesi dopo la prima operazione, e dopo 21 presenze complessive negli scorsi tre campionati (tra Atalanta e Pisa), è tornato a giocare con continuità, nel Como. «Sono tornato, non avverto più dolore al ginocchio e questa è una grande notizia».

Flashback, riviviamo gli ultimi tre anni.

Era il terzo giorno di ritiro a Rovetta, il 7 luglio 2018. Una normale partitella, Papu Gomez mi cadde addosso al ginocchio destro, in maniera del tutto fortuita. Crociato, menisco, cartilagine: tutto rotto. Lì iniziarono le mie disavventure. E il 27 luglio ero ad operarmi a Barcellona, dal professor Cugat.

Il passo successivo?

A novembre: la sindrome del ciclope, che mi impediva l’estensione completa del ginocchio. Può capitare in questi casi, ma dovetti ripartire da zero, dopo un intervento in artroscopia. Poi, durante la riabilitazione, la fatica a correre, per un edema sul piatto tibiale. Risultato: fermo per tredici mesi, solo palestra ma niente campo. Ho frequentato Zingonia più di tutti gli altri: da infortunato, il lavoro era maggiore. Sedute doppie, palestra, piscina...».

Estate 2019, un anno dopo.

Non partecipai alla preparazione, ma riuscii a prendere parte ad alcuni giorni di lavoro a Zingonia con l’Atalanta, prima di ferragosto: ricordo un’euforia smisurata, non mi sembrava vero. Ma il muscolo non era ancora in pari. A fine mercato andai al Pisa.

E iniziò subito a giocare.

Ma non ero ancora pronto. Mister D’Angelo mi chiese se me la sentivo: l’ebbrezza mi spinse a dire di sì, ma non era il momento giusto. Nel finale della mia quarta partita, a Perugia, mi feci male: saltò l’altro crociato, perché caricavo troppo il peso. Nuovo lungo stop.

Rientrò in estate, dopo il lockdown.

Brutto da dire, ma quello stop del campionato fu positivo dal punto di vista del mio infortunio, perché mi diede il tempo per recuperare. Vissi i primi mesi del lockdown a Bergamo, nei giorni bui: quando non era vietato, andavo a correre tutte le mattine, lavorai sodo. E a fine stagione tornai a giocare con il Pisa, che mi riprese in prestito per l’anno successivo.

In cui giocò sempre poco: perché?

Non sono uscite tutte le notizie dei miei problemi fisici, ma dopo un inizio di 2020/21 in campo, il ginocchio sinistro mi si gonfiò. Lesione del menisco, terapia conservativa, tre mesi fuori: rientrai a gennaio, ma dopo un mese fui costretto all’operazione.

Siamo al presente e al Como.

Mi ha preso in prestito a luglio: lo ringrazio, perché onestamente capisco che non è facile puntare su uno come me, dal punto di vista fisico, dopo 21 partite in tre anni. Ma anche l’estate mi ha riservato problemi: ginocchio gonfio, dolore, niente ritiro e le risonanze che non trovavano problemi. Ho iniziato con neuromodulazione e potenziamento muscolare: ora sto bene e sto giocando.

Come è cambiato dopo il calvario?

Il mio calcio è lo stesso: non sono condizionato negli interventi. Non posso permettermelo: se mi sentissi di togliere la gamba, mollerei, non avrò mai paura.

Si sente diverso?

Onestamente non so dirlo: non mi ricordo come ero tre anni fa. Io non cerco alibi: il passato è passato e non perdo tempo.

Ma se non si fosse fatto male…

Non so come sarebbe andata: non è mica detto che sarei stato titolare in Champions.

Ha mai pensato di mollare?

Solo qualche mese fa: in estate, con il ginocchio gonfio e senza risposte, iniziai a informarmi per qualche università.

Obiettivi?

Anche gli obiettivi individuali passano da quelli di squadra e con il Como punto alla salvezza


© RIPRODUZIONE RISERVATA