Il mio Borgonovo a teatro

Venerdì e sabato, la vicenda di Borgonovo diventerà un’opera teatrale. Andrà in scena al Teatro di Campi Bisenzio, davanti alla vedova Chantal

Venerdì e sabato, la vicenda di Stefano Borgonovo diventerà un’opera teatrale. Andrà in scena al Teatro di Campi Bisenzio, davanti agli occhi della vedova Chantal e dei figli. Contrasto fra coni di luce e angoli di buio, sul palco: perfetta sintesi della storia di Stefano. La luce della sua professione, della sua allegria, del suo sguardo; il buio della malattia, della sofferenza, dell’epilogo. Il tutto messo in scena dal regista Andrea Bruno Savelli, tifoso viola. In scena Massimo Poggio, attore di Ozpetek, con Caterina Carpinella, Massimo Grigò, Nicola Pecci, Vanessa De Feo, lo stesso Savelli. Sul palco un campo verde e un letto di ospedale: una storia raccontata come fosse un sogno. O un incubo. Ci sono i gol e le partite. Ma soprattutto c’è la malattia e l’incredibile determinazione di Stefano. Abbiamo parlato con il regista, fiorentino.

«L’idea di questo spettacolo è nata in tre fasi. La prima, naturale: io sono tifosissimo della Fiorentina, e la coppia Borgonovo-Baggio, per la nostra generazione, è stata quanto di più bello, giovane, esplosivo, divertente abbiamo visto con i nostri occhi. La seconda scintilla è stata la partita a Firenze tra Fiorentina e Milan per raccogliere fondi, con lui in carrozzina a bordo campo a fare da allenatore ai suoi vecchi compagni. E poi l’elemento decisivo: il libro di Alciato “Attaccante nato”. Quando l’ho letto, ho subito capito cosa e come volevo raccontare.

Cosa c’è nello spettacolo? «C’è soprattutto l’amore per la vita di Stefano. È la cosa che più mi ha colpito di questa vicenda. Nel libro la si percepisce in maniera netta. Riusciva a scherzare,a fare battute, sdrammatizzare anche sapendo che gli restava poco da vivere. Una storia che mi ha coinvolto emotivamente».

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