Induni: «Io, il primo “pro” della mtb Coronavirus? Giusto fermare tutto»
Massimo Induni ai tempi della Mapei

Induni: «Io, il primo “pro” della mtb
Coronavirus? Giusto fermare tutto»

Parla l’ex campione: «Prima passa l’emergenza e prima ricominceremo»

È stato il primo “pro” di mountain bike della provincia di Como. Lo scorso 3 marzo ha compiuto 49 anni. Lui, in qualche modo, è sempre rimasto nel mondo del ciclismo. Pochi, forse, lo conoscono.

Ma sicuramente, Massimo Induni, residente a Bizzarone, è stato un punto di riferimento importante per quelli della mountain bike.

Dopo una carriera su strada, il biker comasco vinse la Gf Montalcino, la classifica generale del Gatorade Tour (primo alla Transeuganea e Lessinia Legend), la Conca d’Oro, la Marathon Bike della Brianza a Casatenovo, a Sega di Ala, al Sestriere, a Briancon e terzo alla Dolomiti Superbike. Per un totale di 35 vittorie.

Induni, poi, nel 2002 entra a lavorare al Centro Mapei. «Lavoro nel laboratorio di Biomeccanica e seguo la programmazione dell’allenamento dagli amatori fino all’Under 23. In questo momento per quanto riguarda il ciclismo stiamo collaborando con la Trek Segafredo. Esco ancora in bici strada/mtb facendo però piccoli giri da 1h30’-2h».

L’ex ciclista-biker si sofferma poi anche sull’attuale situazione coronavirus. «Se, come dicono, per fermare il virus dobbiamo cercare di non fare aggregazione trovo corretto fermare tutto. Prima passa l’emergenza e prima si ricominceremo a fare o guardare i nostri sport preferiti», conclude Induni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA