La (s)carica del “tamponato” Pecchia  «Questa Cantù ha la giusta elettricità»
Andrea Pecchia alle visite mediche della scorsa stagione

La (s)carica del “tamponato” Pecchia

«Questa Cantù ha la giusta elettricità»

L’esterno della San Bernardo si è già sottoposto al doppio tampone. «Giusto essere prudenti, ma doveroso anche avere l’ambizione di puntare a chi sta davanti».

Ritrovo all’Istituto Auxologico di Meda e non in palestra. L’effetto Covid-19 si ripercuote anche sui ritrovi delle squadre professionistiche e la Pallacanestro Cantù non fa eccezione. Un inizio del tutto particolare, mai vissuto dai giocatori, che scalpitano per tornare in campo. Tra gli italiani, Andrea Pecchia racconta il suo impatto con un raduno diverso dal solito: «Ho fatto i due tamponi, sono in attesa del responso. La società sta facendo tutti i passi per far cominciare in piena sicurezza i primi allenamenti: chiaramente è un po’ strano, ma ci adeguiamo».

Confermato a furor di popolo, Pecchia non vede l’ora di mettersi al lavoro. Tra infortunio - che gli è costato il debutto in Nazionale - e lockdown, l’esterno non gioca una partita ufficiale da sei mesi. Prima dello stop si è affermato come uno dei giocatori italiani più interessanti del campionato, tanto da meritarsi le attenzioni di alcuni club. Ma, alla fine, ha scelto di legarsi per un altro anno a Cantù.

«Sono rimasto qua, felice e convinto di farlo. Ho valutato tutti gli aspetti importanti, con il mio procuratore e la mia famiglia e abbiamo convenuto sul fatto che restare a Cantù sia il modo migliore per crescere e migliorare con un coach che conosco e mi conosce».

Pecchia quindi si appresta a vivere una stagione da protagonista, con una squadra rinnovata, ma che partirà da alcuni capisaldi. «C’è sicuramente una base importante da cui ripartire. Inoltre, Leunen e Smith sono due giocatori esperti che conoscono l’ambiente, il che faciliterà l’aggregazione tra i singoli».

Il mercato ha portato più esperienza nel roster: «Sarà il campo a dire che squadra saremo. L’anno scorso siamo diventati una bellissima squadra, perché avevamo tanta voglia di dimostrare che in A ci potevamo stare: c’era grande “fame” e ne servirà ancora. Woodard è un giocatore fatto e finito, sono curioso di vedere i rookie americani, tutti da scoprire, ma che si presentano con un profilo interessante: mi sembra ci sia la giusta elettricità, mi piace questo mix di giovani ed esperti».

Lecito aspettarsi qualcosa in più della salvezza? «Come un anno fa, dovremo creare un’identità di squadra. Giusto essere prudenti, guardarsi le spalle, ma doveroso anche avere l’ambizione di puntare a chi sta davanti». L’esperienza dello scorso anno, in effetti, lo ha insegnato: «Partita dopo partita siamo cresciuti, abbiamo sempre lavorato duro per provare a vincere ogni partita. Non è un caso se sono arrivati risultati a sorpresa come la vittoria a Brindisi, a Milano e il successo in casa contro Venezia».

Non sarà però semplice inserirsi tra tante squadre che si sono rafforzate: «Vero, Milano, Venezia, Sassari e Bologna sono sulla carta fortissime, ma è davvero prematuro lanciarsi in previsioni. Chi ha tanti campioni in squadra deve anche saperli fare convivere».

Altro fattore, in attesa di chiarimenti e novità, potrebbe essere l’assenza di pubblico: «Se si dovrà giocare a porte chiuse, ovviamente ci adegueremo e pur di ripartire mi può andare bene anche questa formula. Onestamente non ho mai giocato partite ufficiali senza tifosi, immagino che si possa ricreare un effetto allenamento. Ma a Cantù abbiamo i tifosi anche agli allenamenti… L’importante, se sarà questo lo scenario, sarà adeguarsi in fretta e trovare la carica dentro di noi».


© RIPRODUZIONE RISERVATA