Le mamme da podio «Con gli aiuti ora si può»
Valentina Belotti (al centro) con la figlia Adele e Ilaria Bianchi (a destra) con Sofia sul podio del tricolore

Le mamme da podio
«Con gli aiuti ora si può»

Le storie belle e vincenti di Belotti e Giudici, che vanno forte. «Con un minimo di organizzazione si riescono a fare entrambe le cose».

Un podio per mamme comasche. Nella foto ufficiale del podio del campionato italiano di Vertical, che si è disputato domenica scorsa a Chiavenna, Valentina Belotti, oro ed Ilaria Bianchi, bronzo, sono accompagnate dalle figlie:Adele per la signora Manzi; la primogenita Sofia per l’olgiatese che nel settembre 2019 è diventata mamma per la seconda volta, con Gabriele.

Quella che sino ad una decina di anni fa era considerata un’eccezione, oggi sembra la normalità, tanto da occupare ben due dei tre gradini del podio. Anzi la maternità sembra concorrere addirittura a far migliorare le prestazioni, come è successo a Bianchi che ha corso più veloce (oltre un minuto) rispetto a quello che aveva fatto nel 2011.

Eppure non deve essere facile conciliare i figli con l’agonismo. «Con un minimo di organizzazione e soprattutto di aiuto (santi nonni), si riesce comunque a fare entrambe le cose bene -spiega Belotti -. Ovvio che ci sono le notti insonni, le influenze e le esigenze di Adele (che vengono prima di tutto), ma io ho il valore aggiunto di avere mia figlia all’arrivo di una gara o di un allenamento e questo basta per trovare forze che non sapevo di avere».

Anche per Bianchi l’aiuto della famiglia, è indispensabile. «Devo ringraziare molto i miei genitori, mio marito Mauro e i miei suoceri che mi aiutano, soprattutto adesso con due figli - dice l’olgiatese -. Ovviamente è diminuito il tempo per gli allenamenti. Non riesco più a fare i 100/120 km a settimana di prima, ora devo accontentarmi di 70/80. Solitamente il mio allenamento dura un’ora circa. Per arrivare a due devo organizzare i bimbi. La maggior parte delle volte esco a correre alle 6 del mattino quando dormono ancora».

Rimane comunque complicato essere mamma-atleta. «Personalmente ho faticato a trovare un equilibrio perché vivevo con il costante senso di colpa: se stavo con Adele toglievo tempo alla corsa; se correvo toglievo tempo a mia figlia -confessa Belotti -. Ora mi alleno al mattino. Se voglio allenarmi al pomeriggio lo faccio mentre lei riposa o mentre è all’asilo (orari strani). Appena torna a casa, che io mi sia allenata o meno, la corsa la metto da parte e c’è solo Adele. Si fa fatica, ma si fa tutto». Le medaglie tricolori hanno un valore in più per le due mamme-atlete.


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